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Stazione Centrale di Cracovia, ore 13 circa di una qualsiasi giornata soleggiata di primavera.

Io ed il mio compare di viaggio, ormai da qualche giorno in vacanza a Cracovia, decidiamo essere giunto il momento di visitare le illustri Miniere di Sale di Wieliczka (stupende, se potete andateci!).

Eccoci quindi alla stazione per prendere il “nostro” treno quando veniamo cortesemente avvicinati da un signore presumibilmente del luogo, sulla cinquantina ed abbastanza distinto nell’abito e nei modi di fare. Di li a poco scopriremo che si chiama Bob e quello che vuole offrirci sono i suoi servigi di “accompagnatore privato” nel nostro viaggio alle miniere.

Ci offre viaggio di andata e di ritorno “personalizzati” con la sua folcloristica “macchina” (non a caso tra virgolette!) più una serie di opzioni non proprio comprensibilissime a causa della scarsa efficacia del nostro inglese (precario) applicato al suo (precario anche’esso). Prezzo tutto sommato accettabile nonostante di gran lunga superiore a quello del costo del viaggio in treno.

Bob ha tra le mani una sorta di quaderno piuttosto appariscente che fin dal primo momento in cui si avvicina a noi non posso fare a meno di notare. Una volta attaccato bottone, constatando la nostra educata disponibilità nell’ascoltarlo, Bob ci chiede la nostra nazionalità e subito apre il fatidico quaderno che avevo notato cominciando rapidamente a sfogliarlo…

Poland, English, Spanish, French… ohhhh Italian. This is Italian.

E con il dito mi invita a leggere una pagina specifica. Il testo è scritto a mano in perfetto italiano gergale. Qualcosa del genere (vado a memoria)…

Bob sei davvero un pazzo! Grazie per la caxxo di giornata che ci hai fatto passare e per tutte le robe incredibili che ci hai fatto vedere. Occhio però che la macchina non ce la fa più. La prossima volta ti vogliamo con una bella cabriolet che poi ti portiamo a bere sul serio. Anzi ci porti tu… Nasdrovie!

Quella non è altro che una delle tante recensioni che Bob ha raccolto meticolosamente nel corso del tempo e che ci mostra tutto orgoglioso. Davvero interessante. Mi si accendono un paio di lampadine.

A bocce ferme metabolizzo quanto accaduto…

A proposito del “fenomeno recensioni” ecco secondo me gli spunti di riflessione che si possono trarre dalla “lezione di Bob” ed applicare al mondo della comunicazione aziendale:

  • conquistare la fiducia del vostro utente/cliente è obiettivo primario. Bob che non è/ha un marchio (a differenza per esempio di Crazy Guides!), che non può dimostrare, se non a parole, quello che fa, da quanto lo fa o come lo fa ha trovato l’unico mezzo che può accreditarlo di un minimo di fiducia agli occhi dei suoi potenziali clienti: un quaderno con un segno della presenza di chi lo ha conosciuto e ha utilizzato i suoi servizi. E voi che cosa avete per (di)mostrare quello che siete e fate? Non sarebbe l’ora di cominciare a tirarlo fuori?
  • le recensioni (online) non sono un bene assoluto o un male assoluto. Eppure sono strumento ormai consolidato attraverso cui gli utenti cercano di capire se possono fidarsi del servizio/prodotto che si stanno accingendo ad acquistare. Se non ci credete vi invito a dare un’occhiata a questi dati relativi al mercato turistico scovati da Robi Veltroni di Officina Turistica. E non sorprendetevi…
  • Più il marchio (per dirla in grande) è conosciuto e reperibile (in termini di informazioni) minori sono le possibilità che un utente debba cercare di legittimare la fiducia che sta riponendo nei suoi prodotti/servizi. Bob non può permettersi di lasciare a casa il suo quaderno di recensioni e neppure può sprecare l’occasione di invitare i suoi clienti a scrivere qualcosa rispetto a quello che hanno sperimentato cercando di essere più personali possibile (un linguaggio tendenzialmente gergale nei vari idiomi nazionali nel suo caso è per esempio fondamentale per renderlo credibile!). Voi (e la vostra azienda) potete permettervi di ignorare quanto si dice di voi su Internet? Sono scelte…
importanza-branding-recensioni

Ah dimenticavo… La storia di quella giornata finisce che noi con Bob non ci siamo andati perché avevamo già comprato i biglietti per il treno. Eppure un paio di giorni dopo, il mitico Bob lo abbiamo cercato (purtroppo non trovandolo) per proporgli di portarci a Nowa Huta, dal momento che quei pazzi di Crazy Guides (altro consiglio che vi do, se andate a Cracovia, è quello di prenotare per tempo un Communism Tour!) non avevano neppure un buchetto libero per noi. Peccato, sarà per la prossima…

p.s. la “lezione di Bob”, come potete vedere anche nell’immagine poco sopra, mi ha aiutato a risolvere il (social) paradosso di Ryan Air. Grazie Bob!

fonte immagine in alto: https://www.flickr.com/photos/73786754@N00/257803027