Si è discusso a lungo delle nuove pagine Facebook, soprattutto in relazione ai vistosi cambiamenti grafici e alla impronosticabile rivoluzione nelle dinamiche di engagement (in questo senso la sparizione della welcome tab è una “bella botta”).

Oggi però voglio soffermarmi sulla possibilità delle timeline (“diario” in Italia) di raccontare eventi correlati temporalmente al passato, opzione che potrebbe avere dei riflessi molto importanti sulle modalita di creazione e distribuzione dello storytelling, strategia chiave nella ricerca della viralità e nel processo di fidelizzazione tra utente e marca.

Timeline Vs Wall (ovvero diario contro bacheca).
In molti avranno notato che la timeline (già il nome dice molto) rispetto al wall mantiene sempre in bella vista il riferimento temporale (anno e mese sempre visibili sulla destra!). Ciò, associato alla possibilità di dare differenti priorità ai contenuti postati, consente alle marche di dare dei punti di riferimento precisi ai navigatori che altrimenti si perderebbero nel flusso dei contenuti pubblicati, condivisi e commentati. Interessante notare che la possibilità di fornire una “memoria storica” alla pagina rappresenta praticamente un’esclusiva di Facebook (correggetemi se sbaglio!) tra i social network di massa. Pensate solo alla difficoltà di reperire vecchi tweet o alla continua “cascata” di immagini che si trova dinnanzi l’utente avanzato di Pinterest.

Il passato, la culla dello storytelling.
E se la possibilità di inserire contenuti anche prima della propria iscrizione a Facebook, con l’obiettivo di completare il proprio diario, ha fatto storcere il naso ai più quando è stata introdotta nei profili personali, la stessa opzione per le pagine aziendali rischia di diventare un’eccezionale fonte di storytelling. Che cosa c’è di più gradevole nell’immaginario collettivo delle persone (fin da bambini… ma d’altronde sul paragone tra bambino e cliente potremmo scrivere libri e libri di sociologia spicciola!) di racconti su eventi del passato? Se si fornisce poi al racconto la possibilità di intrecciarsi saldamente alla storia reale (o fantastica, perchè no!) della marca, eventi e contenuti del passato possono essere “riciclati” e riacquistare valore fino a diventare la base per iniziative del presente e del futuro.

C’è chi è già avanti.
Lo stimolo a scrivere questo post me l’hanno dato quelli che posso considerare i precursori di questo tipo di iniziative (che scommetto non tarderanno a massificarsi!). Date un’occhiata all’elaboratissima operazione della pagina del New York Times che ha compilato la propria timeline, tappa per tappa, anno per anno, fin dal 1851 anno di nascita del giornale. Oppure provate ad analizzare la pagina di Citroen Italia, che con un analogo intervento ha fissato indelebilmente nel suo diario tutta la storia della celebre casa automobilistica francese. E naturalmente poteva mancare il “re della comunicazione social” Mr Obama, che ha trasformato la sua pagina in una sorta di curriculum dettagliato di tutta la sua vita (in questo senso mi vengono in mente varie opportunità di personal branding…!)

Facebook ci ha preso di nuovo?
E se alla fine Zuckerberg e soci ci avessero azzeccato di nuovo? Il dubbio che la timeline non sia per niente uno strumento freddo, anacronostico e un pò limitativo per le community, come mi era parso all’inizio, si sta insinuando tra i miei pensieri. Ed il fatto che il diario sia forse applicabile in maniera più incisiva a pagine aziendali piuttosto che personali non fa altro che farmi ulteriormente riflettere sulla genialità del gigante blu e di chi lo sta facendo evolvere (e non è la prima volta).

Voi che dite?