L’identità nel Social Web rappresenta un argomento molto attuale, e personalmente di enorme interesse. Pertanto quando sono stato invitato da Giuliano Iacobelli, a esprimere un giudizio sul suo articolo “Identità, amici ed estranei fidati nel Web-Sociale”, ho deciso di scrivere questo “post di commento”, scomodando il buon Pirandello e il suo teatro delle maschere…

Giuliano ha saputo centrare i punti chiave del dibattito, che non può prescindere dall’analisi dei forti cambiamenti che la diffusione capillare del Social Web ha portato e dall’utilizzo che si fa degli strumenti di “network” a disposizione.

Mi preme sottolineare che non esiste più un’identità digitale diversa da un’identità reale. L’identità è una sola e il Social Web ha avuto (tra tanti possibili difetti) il merito di accelerare questa fusione, questa sorta di ibrido, che corrisponde a quello che noi siamo, effettivamente. Dentro o fuori dalla Rete? Non ha neanche senso chiederselo. D’altronde basta osservare il fenomeno geolocalizzazione che, “in barba” alla privacy, dimostra il desiderio degli utenti di fisicità, di realtà (il real time è altro punto centrale di questa trasformazione), di riappropriarsi, in questa fase, del proprio spazio-tempo.

Nel definire questa situazione nessuno è più maestro di G.B.Artieri

il cambiamento del nostro senso del luogo che sintetizza vita online e offline passa anche di qui. Possiamo pensare Foursquare e le dinamiche che accende come la metafora della trasformazione che stiamo attraversando nel rapporto tra relazioni sociali e modo in cui viviamo i luoghi, senza soluzione di continuità tra la nostra identità dentro e fuori la Rete” (G.B. Artieri, I media-mondo)

Altro punto non trascurabile in questa fase più “matura” del Social Web è l’evidente convergenza dei Social Network che ha come conseguenza l’eliminazione di quelli che Giuliano chiama “compartimenti stagni”.
Parlo per esperienza personale, ma se è vero che prima Facebook contraddistingueva i miei canali comunicativi personali, e Twitter quelli professionali, ormai il tutto si sta fondendo. E le ipotetiche maschere non possono che venir meno. Sono Paolo Ratto su Facebook, come su Twitter, come nella vita reale.

Ciò apre la discussione di cui si è parlato nei commenti al post, relativa all’educazione all’uso degli strumenti che mi trova assolutamente d’accordo, soprattutto quando si parla di ragazzini. Urge assolutamente far comprendere ai più giovani ciò che comporta la condivisione della propria vita online e ancora di più il valore che hanno i propri dati, spesso “regalati” con troppa sufficenza. Non è comunque con la demonizzazione del Web e puntando l’indice che si risolvono i problemi. I rischi ci sono. Sul Web come nella vita reale.

Un ultima riflessione la volevo produrre sulla perifrasi “estranei fidati”, utilizzata da Giuliano nel titolo. Anche qui parlo a titolo personale ma devo dire che, nell’ultimo periodo (soprattutto su Twitter e LinkedIn), sto osservando un fenomeno davvero interessante e indicativo del Social Web: la costruzione di reti forti di utenti, in cui l interazione e legame sono molto elevati. Reti che dal “esclusivamente professionale” possono evolversi in qualche modo nel “personale” e che nella maggiorparte dei casi, sono composte da persone che non si sono mai incontrate di persona. Davvero un fenomeno interessante.

E voi che cosa ne pensate? Siete convinti che ormai identità reale e identità digitale spesso coincidano, o pensate che online si possa ancora essere “uno, nessuno o centomila”?