Gowalla ed… esplorazione lunare. Foursquare e… check-in dallo spazio. Durante gli ultimi giorni ha fatto molto parlare il “botta e risposta” tra Gowalla e Foursquare relativo alla “geolocalizzazione spaziale. Personalmente? Qualche perplessità…

Gowalla ha stabilito una partnership, niente di meno che, con la Nasa per far scoprire agli utenti le tappe e i luoghi più importanti dello sbarco sulla luna. Il meccanismo di questo progetto è molto semplice: gli utenti che faranno dei check-in da quei luoghi (si tratta di posti reali) sbloccheranno dei badge particolari.

Foursquare ha deciso di ingaggiare addirittura un’astronauta e fargli effettuare il primo check-in dallo spazio, il tutto connesso con uscita di special badge e, un pò come il rivale, programma di scoperta di “luoghi decisivi” per la storia delle esplorazioni spaziali.

Al di là del chiaro intento promozionale delle due operazioni, mi restano alcune perplessità legate soprattutto a due argomenti:

  • Il problema dei falsi check-in: i due servizi presentano la problmatica del “poter barare”. Gli utenti possono fare check-in in un determinato luogo solo ed esclusivamente per poter sbloccare dei badge, e quindi dei punti che facciano aumentare punteggio e status. Il tutto in maniera consentita e senza alcun controllo. Ciò ha delle implicazioni non trascurabili per quanto riguarda, per esempio, gli sconti offerti a chi fa check-in in determinati luoghi aziendali (ho già parlato del caso Foursquare-Mcdonald’s). L’argomento sembra però non interessare troppo i responsabili dei due servizi, come dimostra una recente risposta di Neeven Selvadurai (coofondatore di Foursquare), interrogato sulla questione da Alessio Jacona:

    “Naveen non si è dimostrato preoccupato del problema e ha detto che al momento non stanno pensando a nessuno specifico provvedimento, condividere una posizione in cui effettivamente non ci si trova non ha alcun valore nè per l’utente finale e nè per la sua rete di contatti”. (dal blog di Giuliano Iacobelli)

    Peraltro esistono già applicazioni di geolocalizzazione sociale in cui è impossibile invece barare e per effettuare il check-in, in un luogo, è effettivamente necessario esserci veramente. Mi riferisco a Shopkick, strumento egregiamente spiegato in un post di Nowmedia.

  • La commistione tra reale e virtuale: un’altra perplessità legata alle iniziative “spaziali” deriva dal fatto che ritengo che, uno degli elementi cardine del successo attuale della geolocalizzazione nel social web, sia dato dal rendere sempre più labile il confine tra mondo virtuale e mondo reale. L’utente avverte in misura sempre maggiore la necessità di affermazione soggettiva in un luogo reale, fisico, inconfutabile.
    Giovanni Boccia Artieri, a mio avviso, il migliore nel panorama nazionale ad esprimersi proprio sul fenomeno geolocalizzazione la pensa così:

    “Possiamo pensare Foursquare e le dinamiche che accende come la metafora della trasformazione che stiamo attraversando nel rapporto tra relazioni sociali e modo in cui viviamo i luoghi, senza soluzione di continuità tra la nostra identità dentro e fuori la Rete” (GBA in Apogeonline)

    “Una strada che sembra ristrutturare la percezione del nostro abitare i media e la realtà, il nostro senso del luogo, integrando in modo sempre più forte le forme e i modi di abitare la Rete (frequentare contenuti di informazione sui siti di giornali, visitare il blog di un amico, risiedere per un po’ di tempo in una chat) con quelli della vita nei luoghi quotidiani e dilatando le modalità di connessione tra persone, luoghi e cose associandole ad informazioni e contenuti comunicativi che produciamo”. (GBA in Apogeonline)

    Ho l’impressione invece che queste iniziative allontanino l’utente dal desiderio di legittimare la propria realtà, indirizzandolo nuovamente verso mondi lontani e poco reali, come appunto lo spazio.

Mi piacerebbe aprire un dibattito su questi due temi e conoscere le Vostre opinioni.
Che la conversazione continui…!