brian solis - startup marketing conference sfLa mia esperienza a San Francisco volge (purtroppo) al termine e, dopo aver raccontato le forti sensazioni al primo impatto con la nuova realtà ed esternato alcune riflessioni rispetto al controverso ecosistema delle startup, non potevo certo esimermi dal terminare questa trilogia di “articoli dalla Silicon Valley”, soffermandomi su ciò che rappresenta il mio pane quotidiano: il web marketing.

Nell’arco di queste settimane ho partecipato ad almeno 4 incontri (meetup come dicono da queste parti!), riguardanti più o meno direttamente la comunicazione digitale e, oltre a scambiare costantemente opinioni sul tema con tutti i colleghi incontrati nelle più disparate situazioni, mi sono concesso anche l’iscrizione ad un evento di cartello: la Startup Marketing Conference, con speaker del calibro di Brian Solis e Tim Ash.

Gli Americani lo fanno meglio? Lo show si. L’obiettivo primario delle mie azioni è stato quello di capire se effettivamente i marketers americani fossero in qualche modo più avanti di me/noi per carpirne eventuali segreti e migliorare know how e competenze, imparando dai migliori. Ebbene ciò che posso dire è che sono rimasto affascinato dalle performance di public speaking di alcuni dei relatori impegnati agli eventi che ho seguito. Brian Solis, Tim Ash, Brant Cooper e Shira Abel (per citare quelli che più mi hanno impressionato) sono un piacere da ascoltare: ars oratoria ineccepibile, messaggi chiari, slide minimali, senso dell’umorismo tagliente e spiccate capacità di coinvolgere l’audience. Davvero uno show. Menzione particolare per Tim, persona davvero squisita, preparata e davvero disponibile (I wait you in Italy, Tim!).

 

I contenuti? Ni. A livello di contenuti, niente di nuovo sul fronte occidentale, mi verrebbe da dire. Nulla che ho visto e sentito nell’ultimo mese a proposito di web marketing mi ha fatto davvero sussultare. Qui il mercato è molto diverso dal nostro e ci si concentra prevalentemente su due tipologie di aziende: le big company che non esitano a bruciare una marea di soldi sull’altare del marketing con campagne a n zeri e le startup che, spesso senza enormi budget, cercano di emergere con azioni improntate alla forte creatività. Cose già viste e anche piuttosto logiche. Rimane l’impressione (positiva!) che tutti diano per scontato che il marketing sia fondamentale e che un solido budget da spendere in comunicazione non debba mai essere messo in discussione. Amen.

 

 

In pochi sembrano maneggiare con cura KPI, metriche e ritorno sull’investimento. Un punto su cui invece mi aspettavo di trovare maggiore competenza è quello relativo al famigerato ROI, argomento che mi sta molto a cuore (come dimostra il mio mini ebook scaricabile gratuitamente!). Negli eventi a cui ho partecipato, ho spesso insistito su questo punto ma le risposte che mi sono arrivate sono state piuttosto evasive e prive di particolare lungimiranza. Certo, funnel e conversion rate sono concetti masticati praticamente da tutti, ma sulle metriche c’è tanto lavoro da fare, a quanto pare. Anche da queste parti.

 

 

Tutto il web marketing è… paese? Se a livello di budget a disposizione i nostri colleghi statunitensi sembrano non avere i nostri problemi, è stato invece piuttosto sconvolgente (ed in parte divertente) scoprire che la consapevolezza dei loro clienti, quella si, è abbastanza paragonabile a ciò con cui abbiamo a che fare anche noi ogni giorno. Ché in fin dei conti probabilmente tutto il mondo (web marketing) è abbastanza paese…