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Sono a San Francisco da esattamente 7 giorni, un piccolo periodo che mi permette tuttavia di condividere con voi alcune riflessioni. Premetto che non sono mai stato prima negli Stati Uniti e premetto pure che la prima cosa che mi dicono tutti quelli che incontro da queste parti, a cui dico che non sono mai stato negli Stati Uniti è che l’area della Baia di San Francisco è profondamente diversa da qualunque altra zona del paese. Profondamente, ci tengono tutti a sottolineare. E quindi prendiamone atto.

Che ci faccio a San Francisco? Prima di procedere con le impressioni è giusto condividere le motivazioni per chi ho deciso di passare 5 settimane a San Francisco. Si può dire che mi trovi qui in “duplice versione”, il che rende la mia permanenza particolarmente stimolante. Se da un lato infatti sono qui come imprenditore in erba alla scoperta delle magie della Silicon Valley (co-founder di Zenfeed, news reader intelligente, premiato da Mind The Bridge con un periodo di formazione e networking da queste parti), dall’altro sono in cerca di stimoli, case history e nuovi trend in quanto professionista della comunicazione digitale. D’altronde, anche in questo senso, tutti i big sono qui nel raggio di pochi chilometri. Anzi miglia.

San Francisco, appunto. Ho l’impressione di abitare una città estremamente vivibile, dalle dimensioni perfette. Il clima “autunnale”, che tutti mi dicono essere il migliore da queste parti, in realtà è un continuo susseguirsi di sbalzi improvvisi di temperatura tra i 15 ed i 25. Caldo, fresco, caldo, fresco e così via anche più volte in un giorno. Insomma non la California che ti potresti aspettare, ma ci si abitua. La città è molto bella, ogni quartiere ha qualcosa da raccontare e appare soddisfare ogni genere di palato. E non solo dal punto di vista culinario.

Il tempo (non) è denaro. Ci sono alcune cose che, anche se sei qui da pochi giorni, non puoi fare a meno di notare, e dire che ti fanno riflettere è poco. Qualunque negoziante sorride anche se ti deve ripetere la medesima frase varie volte perché non lo hai capito. Notevole. Tutti lavorano, ma non sembrano in affanno: la sensazione è che chiunque possa avere almeno una trentina di secondi del suo tempo da investire in ogni momento per aiutarti, per ascoltarti, per domandarti chi sei e da dove vieni. E questo non è poco.

Top della formazione e d’impresa eppure… Ho avuto la fortuna di trascorrere una giornata rimbalzando tra l’università di Stanford e il quartier generale di Google. Una giornata memorabile. Ma dalle sensazioni estremamente contrastanti. E non può essere che così quando incontri un professore di Stanford italiano che, con incredibile umiltà, si dichiara “giustamente schiavo dei suoi studenti“. O quando chiacchieri con un dipendente di Google, anche lui italiano, che ti fa intendere che il suo posto di lavoro, tra i più ambiti al mondo, è un punto di partenza e non di arrivo. Perché qui non esistono “poltrone alle quali incatenarsi”. La Silicon Valley sicuramente non è duplicabile o importabile, ma l’atteggiamento di chi la abita, la vive, la anima, quello si che andrebbe in qualche modo emulato.

C’è chi lo chiama shock culturale.

Io so solo che ha un sapore agrodolce.