essenza-facebook

Questo NON è l’ennesimo post per celebrare i dieci anni di Facebook, o forse si… :-) Non starò a raccontarti come Facebook ha cambiato la tua vita. Lo ha già fatto, egregiamente e con la consueta ironia, Giovanna Gallo. Non starò neppure a sottolineare i numeri impressionanti di uno dei più grandi fenomeni di massa che l’umanità abbia conosciuto. Ci ha già pensato il precisissimo Vincenzo Cosenza. E non ci penso neanche di mettermi a pontificare sul ruolo sociale avuto da Facebook nella connessione tra persone. Ci si è già soffermato il buon Zuckerberg, in persona, figuratevi un po’. E neppure voglio ricostruire le trasformazioni sociali attraversate dal nostro paese sotto l’influenza del Social Network. Per fortuna c’è il Prof. G.B. Artieri che l’ha fatto, con la sua solita maestria. Non ti tedierò neanche con gli occhi lucidi che hanno contraddistinto buona parte del mio video di “lookback” (qui potete vedere un sunto, di 60 secondi circa, della vostra esistenza su Facebook). Quello che voglio invece dirti è che ho scoperto la vera, unica essenza di Facebook. L’ho scoperta lontana dalla pubblicità, lontana dall’editoria, lontana dai meme e perfino dai flame. Dove forse non ti aspetti… Sai dove l’ho trovata? Nei gruppi “Sei di città/quartiere/paese se…”. Si, proprio in quei gruppi in cui utenti delle età più disparate convergono e partecipano in maniera assidua, attirati dalla possibilità di rivangare un po’ di episodi delle proprie vite che hanno come sfondo il quartiere, il paese, la località che gli ha dato i natali. Son gruppi che ciclicamente riappaiono sulla scena facebookiana e che non sono altro che densissimi album di frammenti (emotivi) di vita pubblicati collettivamente con l’obiettivo, più o meno esplicito, di affermare il proprio io all’interno di una comunità, che per di più è geolocalizzata in maniera netta. Meraviglia.

Pensaci. Ci sono tutti gli ingredienti che hanno reso Facebook qualcosa di unico:

  • la trasversalità degli utenti. Sono gruppi in cui coesistono ventenni e sessantenni. I sessantenni di oggi (che su Facebook ci sono quasi tutti!), con in mano uno smartphone ed un vecchio album di fotografie recuperato da qualche scaffale di casa, possono far rivivere momenti anche di “100 anni fa” (giuro che in questi giorni ho visto foto vecchissime). Ma non sono i “100 anni fa” della foto d’epoca sul giornale, sono i “100 anni fa” a due metri da casa tua, conditi di tutta l’emotività di chi pubblica e di chi commenta, di chi c’era e di chi ci sarebbe stato. Mica poco.
  • la fisicità della piattaforma. Ma quale reale e virtuale? Fatevi un giro su uno di questi gruppi e capirete (se ancora ce ne fosse bisogno) che l’essenza di Facebook sta nel aver superato questo concetto cardine fino a pochi anni fa. Facebook è qualcosa di estremamente fisico, presente, spesso anche ingombrante. Provate a stare in mezzo alla gente (il ceto sociale non conta) per qualche ora: inevitabilmente, almeno una volta, qualcuno citerà in qualche modo Facebook. E’ un esperimento che ripeto spesso. E sempre mi stupisce.
  • “ego network” travestito da social network. Non per fare della psicologia spicciola, ma l’essenza di Facebook è quella di aver dato la possibilità di appagarsi un po’ a tutti. Concetti “social” come community, gruppo e condivisione,  in realtà sono messi a totale servizio dell’ego di ciascuno di noi. Una sorta di ego collettivo, che deve essere nutrito dall’individualità per trarre giovamento della (e nella) collettività.

Che ne dici? Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/qubodup/3800857654/