don-t-overload-the-machine

E’ qualche settimana che rifletto con sempre maggiore insistenza sulle modalità di fruizione dell’informazione soprattutto a livello di approfondimento su interessi professionali.

Ho sempre utilizzato i feed RSS (catalogati per argomento) per nutrire quotidianamente il mio fabbisogno di informazione, e da quando è nato Zenfeed (qui e qui per chi si fosse perso le puntate precedenti del nostro aggregatore social-semantico di feed) ho cominciato ad analizzare con grande interesse tutte le possibili dinamiche di fruizione, di catalogazione ed eventuale scoperta di nuove fonti da cui attingere informazioni.

Ultimamente inoltre una serie di articoli di Luca Conti (su Pandemia) mi hanno aiutato a prendere maggiore coscienza rispetto alla questione “overload informativo”, permettendomi di confrontarmi con varie posizioni sul tema (anche piuttosto in disaccordo con la mia) e di scoprire una serie di strumenti utili a combattere la dispersione tipica del nostro settore.

Il dibattito sul sovraccarico di informazioni e sulla sua difficile gestione ha in questo particolare momento storico due capisaldi che corrispondono alle posizioni di Shirky e Pariser sulla fatidica “questione filtri”.

Secondo il primo, in poche parole, la situazione critica  attuale deriva dal fallimento di una strategia di filtraggio dell’informazione.

Per il secondo, che ha coniato l’ormai celebre espressione “filter bubble“, il problema risiede agli antipodi, ovvero nell’eccessivo filtraggio dell’informazione, causato da una maniacale personalizzazione dei motori di ricerca e dei social network.

Due prospettive interessanti che non ho né competenze né esperienza per validare o confutare. Ciò che posso dire riguarda una personalissima sensazione che scientificamente vuole forse dire poco ma che vorrei condividere con voi soprattutto alla ricerca di confronti costruttivi.

Se già qualche tempo fa manifestavo preoccupazione in tal senso, oggi  la mia sgradevole sensazione è quella di non trovarmi più a mio agio con alcune dinamiche della vita da professionista del settore che davo ormai per scontate. Provo a buttare giù in maniera diretta e molto spontanea quello che “sento”:

  • seguo quotidianamente (tramite feed RSS come specificato in precedenza) molti dei blog italiani, francesi e spagnoli che parlano di comunicazione e marketing online. Tralasciando rarissime eccezioni, il livello globale dell’interesse che suscitano in me tutte queste letture è diminuito notevolmente. Trovo che gli argomenti affrontati siano sempre più spesso simili, se non addirittura uguali. Molto probabilmente tutto ciò dipende anche dalla mia esperienza nel settore che aumentando (se non altro a livello quantitativo!) necessita fisiologicamente di nuove fonti e tipologie diverse di approfondimento (è giusto sottolineare che eccetto rari casi di “rimpolpamento”, le mie fonti sono pressapoco le stesse da almeno 2-3 anni!). E’ giunto il momento di cambiare qualcosa… (detto e fatto subito, anche se ora mi ritrovo con un migliaio e passa di “ancora da leggere” al giorno, aspettando Zenfeed che metta un po’ di ordine social semantico al tutto!)
  • in molti segnalano Twitter come fonte ideale di aggiornamento delle news. Per me non è quasi mai così: Twitter risente troppo dell’ “effetto scorrimento”. Se segui parecchi utenti, finisci per affidarti completamente al caso (con perdite di tempo che possono essere poco sostenibili) per trovare qualcosa di interessante e non sempre la “lotteria del tempo” ti premia. Le liste non sono abbastanza funzionali ed usabili e la piattaforma finisce per fare la differenza più che altro come strato sociale per eventi specifici verticali ed avvenimenti che acquisiscono una qualche risonanza mediatica.
  • Facebook? Lasciamo perdere… L’Edge Rank fa quel che può quando si tratta di contatti personali e informazioni spicciole ma fatica non poco a dare un peso a quelle notizie che dovrebbero essere importanti. Troppo filtro o poco filtro? Un po’ di entrambi ma il mix non è dei più riusciti. In questi giorni poi mi è stata attivata la famigerata Graph Search che mostra enormi potenzialità lato business ma non sembra per il momento potersi occupare del problema del filtraggio delle fonti editoriali.
  • Flipboard e simili hanno portato in auge una fruizione delle news di enorme impatto grafico focalizzandosi sull’esperienza dell’utente nella lettura in mobilità. Eppure (probabilmente è un problema solo mio!) non riesco a “sfogliare un magazine” per lavoro. E’ più forte di me. E quindi questo genere di servizi lo ritengo più utile nelle fasi di relax quando si leggono le notizie più svariate senza grosse pretese di concentrazione o di elaborazione di quanto letto. Della categoria salvo, a livello professionale, Zite che grazie ad una certa ispirazione nel fornire “notizie a serendipità controllata” si rivela un prezioso alleato dal punto di vista ispirazionale. Peccato che manchi una versione web…

Ribadisco ancora una volta che tutto ciò è chiaramente molto personale ed estremamente soggettivo.

Mi farebbe piacere confrontarmi con ognuno di voi su questi temi per capire quali possano essere soluzioni, tecniche o strategie più idonee da adottare per mantenere un rapporto proficuo con l’informazione d’approfondimento di stampo professionale.

Se vi va di dire la vostra…

fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/br5ad/8098870457