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Nelle ultime settimane si sta discutendo molto riguardo alla prima versione del documento di IWA Italy che individua 21 qualifiche professionali ufficiali per i “lavoratori del Web”.

L’argomento mi sembra molto rilevante soprattutto se approfondito in rapporto ad un’altra questione che sto trattando molto spesso ultimamente, ovvero la composizione ideale di un social media team.

Per offrire un punto di vista autorevole al dibattito ho deciso di chiamare in causa Giulio Xhaet che, tra le altre cose, è anche il fondatore di un progetto di formazione, orientamento e divulgazione dedicato proprio alle nuove professioni del web (con tanto di libro che vi consiglio di leggere).

Ecco di seguito il nostro scambio di battute tra il sottoscritto (in corsivo) e Giulio. Buona lettura.

Ciao Giulio, come ben sai, da poco IWA ITALY, realtà del CEN, ha pubblicato la prima versione del documento che individua 21 professioni ufficiali del Web. Lo valuti come un passo in avanti per chi fa la nostra professione? Io sono convinto che sia giusto fare cultura riguardo alla nostra professione e documenti come quello prodotto da IWA possano aiutare. Non credo che la soluzione sia quella di proporre un albo ufficiale ma non posso fare a meno di notare che i clienti che mi trovo ad approcciare abbiano in larga maggioranza avuto esperienze negative regresse dovute (dico io) soprattutto al fatto di essersi affidati a NON professionisti con l’idea che quello di cui ci occupiamo noi quotidianamente lo possa fare chiunque. Che ne pensi?

Certificazioni e attestati di autorevolezza aiutano sempre in paesi come l’Italia. Una casistica ufficiale delle professioni é notiziabile, porta l’attenzione dei media non digitali, fa discutere. Il fermento é sempre un’ottima cosa. Ho letto con interesse il lavoro SkillProfiles e mi sembra un buon passo in avanti. Ciò che personalente mi interessa di più, però, è ancorare i profili digitali alle concrete necessità aziendali, di agenzia e per freelance.


Ho discusso molto in Rete (per esempio qui) della questione e ho notato molto scetticismo. Forse più di quello che mi aspettassi. E’ davvero così utopistico riuscire a definire pubblicamente ed universalmente le nostre professioni? Se leggi la discussione che si è creata noti che c’è chi ha paragonato i mestieri del web ai mestieri dell’informatica e chi dichiara inutile una distinzione perché sarebbe compresa solo dagli addetti ai lavori. Che ne pensi?

Penso che i “mestieri dell’informatica” siano mestieri della rete molto diversi dai mestieri umanistici che oggi si possono svolgere grazie ad internet. E il fatto che per alcuni professionisti della rete questo non sia chiaro come acqua distillata dimostra la necessitá di evangelizzare cultura e dibattiti su questi aspetti. Non domani, adesso.


Tornando all’elenco di IWA, ho come la sensazione che sia, nello stesso tempo, troppo e troppo poco specifico. Ti faccio un esempio: secondo l’elenco io che mi occupo essenzialmente di progetti di comunicazione nel social web farei più o meno cinque lavori insieme. Che ne pensi di questo? La difficoltà della mia professione è forse legata al fatto che sia più umanistica che scientifica, come hai anticipato poco fa?

Con la distinzione tra codice informatico e codice “umanistico”, su cui tornerò, sfondi una porta aperta. Gli umanisti lavorano con logiche e su strategie molto differenti dagli informatici, ed è dalla sinergia costante del loro operato che nascono e si sviluppano i progetti migliori. Si tratta di avere progetti guidati da quella che Nicoletta Iacobacci, specialista internazionale di progetti transmedia definisce “tecnologia con l’anima”.
Riguardo la sensazione di operare su diversi fronti simultaneamente: verissimo, nella realtà operativa quotidiana la maggior parte dei progetti di comunicazione e marketing digitale è convergente, ovvero presuppone un lavoro interconnesso tra piattaforme e modalitá di utilizzo delle stesse. In tempi non sospetti Henry Jenkins se ne veniva fuori con n libro intitolato “Cultura Convergente” nel quale anticipava come tool e device di rete permettessero e incentivassero diverse modalità di utilizzo simultanee. Su una qualsiasi piattaforma social media ad esempio, posso informarmi, informare, interagire con amici, cercare o offrire lavoro, creare o curare contenuti ad hoc, gestire una web tribe (community management), promuovere con strumenti specifici a pagamento (advertising), promuovere verso altre persone (digital pr), monitorare conversazioni rilevanti (e-Reputation Management) analizzare dati di traffico (web analytics), trollare in libertà o fare networking sviluppando la mia serendipity.

Nel tweet di risposta diretta alle mie richiesta di confronto sull’elenco, mi hai scritto: “é un bel lavoro, rigoroso nella metodologia. Molto tool-oriented. Personalmente preferisco l’orientamento a talenti ed attitudini”. Mi specifichi meglio quello che intendevi.

La casistica Skillprofiles è forte nel distinguere strumenti, linguaggi, programmi utlizzati dai professionisti. Questo è ottimo per i professionisti nel codice informatico, chi lavora dentro al codice, quali sviluppatori e sistemisti. Conosci xhtml e php? Ok, questo potrebbe renderti uno sviluppatore. Li conosci bene e ci surfi con naturalezza? Probabilmente sarai un buon sviluppatore. Invece, per coloro che operano in quello che definisco “codice umanistico”, la priorità deve essere focalizzata sulle attitudini di nuova generazione, quali capacità di lavorare in real-time, visione integrata online-offline (“All-line” attitude), di creare progetti e strategie che portino gli utenti a co-creare contenuti su piattaforme multicanale (“Transmedia” attitude), e di gestire l’overload costante di informazioni e contenuti filtrandoli e curandoli (“Innovhunting” attitude). Ognuno dei professionisti eccelle poi grazie a uno o più talenti specifici. Questo deve essere il centro interpretativo per valutare le capacitá di un professionista o potenziale tale.
Un esempio: il community manager. Proviamo a selezionarlo con una prospettiva tool centrica. Conosci alla perfezione e hai messo mano a diverse community e sai come integrarle sui social? Conosci i trucchetti per condividere su facebook, twitter e gli altri social? Bene, è importante, ma non è questo che ti farà eccellere. Gli strumenti sono intuitivi e alla portata di chiunque, e infatti su facebook cresce esponenzialmente una moltitudine di pagine pubbliche e community “social” che ogni giorno implorano l’attenzione degli utenti. Proviamo a selezionare un CM con prospettiva talent/attitude centrica. Dimostri una predisposizione alla gestione di crisi e rilevazione dei brand ambassador in tempo reale? Sai portare una community digitale nel mondo reale? Sai filtrare i migliori contenuti per la web tribe e coinvolgere gli utenti in co-creazione sugli stessi? Soprattutto, possiedi il vero talento del community manager, ovvero l’empatia? Allora posso credere che tu sia o potresti diventare un ottimo community manager.
Su questo credo si possa fare ancora meglio. E ripeto, la mia vuole essere una riflessione costruttiva. Tutti i buoni progetti, tra cui includo Skillprofiles, vivono in una dimensione di ottimizzazione costante: si è sempre in beta.


Qualche tempo fa ho cercato di approfondire con l’aiuto di uno schema e della mia frizzante community di lettori la questione “social media team” soffermandomi con pragmaticità sulla composizione partendo dalle competenze necessarie per ricoprire ogni ruolo ed incrociandole ipoteticamente con tre scenari riferibili in concreto alla situazione attuale italiana (microazienda o business locale, PMI e grande azienda). Diciamo che, semplificando al massimo la questione, è risultato chiaro che la tipologia di azienda sia direttamente proporzionale all’aumento di specificità del lavoro. In una piccola o piccolissima azienda c’è magari una unica figura che sostenuta a livello consulenziale (quando va bene!) dall’esterno fa tutto. Mentre in una grande azienda si hanno competenze interne specifiche (il community manager è diverso dall’analyst che è diverso dallo stratega, per es.).
In questo scenario così variabile, risultano 
realmente applicabili distinzioni come quella Skillprofiles o per talenti ed attitudini, senza fornire le specifiche esatte per una loro applicazione concreta (es. tipo di azienda, numero di dipendenti, tipo di freelance, ecc) oppure è molto difficile dare definizioni precise dei “web jobs” anche a causa della troppa flessibilità (intesa come mansioni variabili) di questo tipo di lavori a seconda dell’ “ambiente”?

Stiamo parlando di professionalità strettamente interconnesse e convergenti, inserite in un contesto crossmediale (in realtá transmediale) quindi l’utilitá di una suddivisione/casistica si ritrova nelle necessità contingenti di breve/medio periodo. Mi spiego con un esempio: in Webjobs, tra le altre ci sono due ragazze: una si occupa di all-line advertising. Una seconda si occupa di digital pr. Entrambe si occupano di community management. Come e perché ho scelto la prima? Perché avevo bisogno di chi avesse talento nella promozione e gestione multicanale con strumenti a pagamento. Quella era la mia priorità sul momento, pur necessitando anche del resto. Quando le pr digitali sono diventate impellenti, ho cercato chi avesse il talento nel networking. Entrambe sono in grado di svolgere il lavoro dell’altra, ma se le scambio non ottengo gli stessi risultati. Loro ne sono consapevoli e pur studiando tutte le professioni, e pur tentando io di incentivare la flessibilità multidisciplinare, per ora sono appassionate della loro nicchia operativa di riferimento.
Entrambe poi sono persone empatiche, e infatti si trovano bene a livello di community management, scambiandosi il lavoro in base a mole e flussi di compiti e obiettivi.
Credo che in azienda e agenzia si dovrebbe ragionare in questo modo. E anche i freelance, dal loro talento (o piú talenti) dovrebbero partire per capire il loro “quid” distintivo, focalizzarsi su quello, e poi eventualmente occuparsi anche di altro. Un approccio decisamente focused on talent.

Ringrazio moltissimo Giulio per disponibilità e professionalità dimostrate nel discutere questi temi. E naturalmente vi invito a dire la vostra sui tanti spunti che sono emersi.

fonte immagine: http://rush2anthony.deviantart.com/art/Job-Maker-313587759