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Quante cose si possono comunicare in sei secondi?”

Me lo chiedevo stamane riflettendo su Vine, l’applicazione di social video (esclusivamente Iphone per ora) divenuta celebre per essere stata acquistata e riproposta in questi giorni da Twitter, generando un notevole tam tam mediatico (e già svariati casi di utilizzo da parte di personaggi e aziende celebri).

Insomma la piattaforma cinguettante, dopo il limite dei 140 caratteri per la comunicazione testuale si lancia in questa nuova avventura a colpi di pubblicazione di video anch’essi limitati: solo 6 secondi o poco più di registrazione e pubblicazione alla volta.

Il concetto di “comunicazione limitata” che ho intravisto riproposto in questa nuova piattaforma mi ha fatto tornare alla mente un singolare episodio della mia infanzia che voglio condividere, anche perché, secondo me, aiuta a rispondere alla domanda che costituisce l’incipit di questo post ed a stimolare forse ulteriori riflessioni. Voi fatene l’uso che volete…

La mia storia ha come sfondo la Romania di fine anni 90 nel momento della prima diffusione dei telefoni cellulari. Il paese non se la passava bene (non che ora…) e la disponibilità economica dei più giovani era davvero limitata. Quindi per favorire la penetrazione del telefonino anche in quello specifico target comunque succulento in proiezione futura, le varie aziende di telefonia locale (le TIM, Vodafone e Wind di lì per intenderci) decisero di creare dei pacchetti in cui, senza scatto alla risposta, i primi secondi di una telefonata fossero totalmente gratuiti.

Ricordo che ci fu chi partì con una soglia di 30 secondi, per rendersi conto fin da subito che i giovani romeni in 30 secondi non solo gestivano tranquillamente, cronometro alla mano, praticamente tutte le loro conversazioni ma che l’abitudine dei “30 secondi” stava coinvolgendo anche strati della popolazione anagraficamente meno infantili. Naturalmente la diffusione del telefono cellulare stava aumentando ma non di pari passo con gli introiti delle aziende di telefonia, visto che la maggior parte della popolazione continuava a parlare gratis.

Ridussero a 10 secondi. Ed i giovani si ingegnarono nel trovare la modalità di comunicare con il tempo che avevano a disposizione. Il telefono cellulare divenne una sorta di walkie-talkie in cui ad ogni telefonata corrispondeva un turno di conversazione, ma il dialogo, una volta settati tutti i parametri, andava avanti abbastanza bene. E a costo 0.

Ridussero ancora, prima a 3 e poi ad 1 secondo. Ed i giovani più squattrinati, per cui pagarsi una ricaricabile per il cellulare era proprio l’ultimo dei pensieri, si organizzarono e trovarono delle modalità più o meno condivise di conversare: “sonomariociveidamoalle7emezzadavantialcampaniledellachiesa” e buttavano giù. “Faileottochemivienemeglio” e pulsante rosso. Meno di 3 secondi, meno anche di 1. Geniali.

Dopo qualche tempo (ho un ricordo sfumato della variabile tempo in tutta la vicenda, lo ammetto!) anche questa possibilità fu eliminata, con buona pace dei giovani romeni che per continuare ad usare il telefonino furono costretti questa volta a mettere mano al portafoglio.

Perché, magari vi chiederete voi, vi ho tediato con questa storiellina, tirata fuori da non so quale cassetto della mia memoria?

Perché è, a mio parere, davvero calzante per indicare il rapporto di proporzionalità inversa che si stabilisce tra la facilità di comunicazione e la creatività nello sfruttare il canale.

E proprio questa “formula” è quella che potrebbe avere inciso in maniera decisiva nella diffusione di Twitter (e che forse lo farà per Vine), ma soprattutto è proprio questa peculiarità fondata sull’imprevedibile genialità dell’essere umano che rende unica la comunicazione: più la ostacoli mettendogli dei paletti, più si rivitalizza sospinta dalla creatività.

Voi che ne dite?

fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/cameliatwu/3869160307