Prima o poi succede. Non sono il primo e non sarò l’ultimo a cui copiano spassionatamente un articolo intero, parola per parola, con tanto di titolo e immagine di apertura. Chissà quante volte non me ne sono accorto. Stavolta si.

Beh almeno ti avranno citato?

Ni.

Nel senso che quel “Fonte Notizia: il blog di Paolo Ratto | Social Web” che appariva minuscolo, privo di qualsiasi link, in fondo all’articolo (addirittura sotto i commenti ed i bottoni di condivisione…) non è accettabile come citazione o almeno non lo è secondo l’interpretazione che ho sempre dato alle regole definite dalla licenza applicata ai contenuti di questo blog (per me si deve linkare chiaramente l’articolo che citi e/o da cui prendi spunto, e non che copi, anche se a quanto pare ci sono diverse correnti di pensiero sulla questione che sto approfondendo…).

Comunque non scrivo questo articolo per gettare la croce addosso a nessuno. Il j’accuse l’ho già fatto in altre sedi e non mi voglio ripetere anche qui. L’articolo è stato rimosso subito dopo la mia “denuncia” ed il copiaincollista ha avuto perlomeno il buongusto di scusarsi. Non è nel mio stile infierire e nemmeno mi interessa.

Ciò che invece reputo più costruttivo è condividere con voi alcune riflessioni figlie di questa esperienza, emerse anche dal confronto serrato avuto per tutto il weekend con chi di voi si è interessato alla questione.

I contenuti che sono sul Web NON liberi ed utilizzabili a piacimento. Sono soggetti al diritto d’autore (cosiddetto copyright) oppure, se e solo se l’autore lo decide e lo specifica chiaramente, a particolari licenze che si chiamano appunto Creative Commons che puntano a favorire la circolazione del sapere (e non la copiatura, si badi bene). Consiglio a tutti un bel ripasso (io stesso come già anticipato sto dedicando gli ultimi giorni ad approfondire e ancora su alcune cose non sono totalmente sicuro) perché l’interpretazione regna sovrana.

Si fa presto a dire Creative Commons ma poi quando ti copiano ti “girano”. Eccome se ti girano. Credo che nel Web si sia creato ultimamente una sorta di fraintendimento radicatosi nella convinzione che tutto ciò che sia rappresentato da valori quali condivisione e collettività (il crowdqualchecosa insomma) debba essere in qualche modo governato dall’anarchia. Ed in questo apparente vuoto normativo (apparente, sottolineo) si inseriscono tutta una serie di furbetti (ingenui, dovrei forse dire?) che pensano di poterla fare franca. A volte capita anche. A volte no (vedi punto seguente). Io stesso che fino ad oggi non avrei mai pensato di mettere in dubbio la mia adesione più totale alle Creative Commons (ho appena finito di condividere una tesi intera sotto questa tipologia di licenza!) sono rimasto un po’ interdetto e mi riprometto di analizzare a fondo la questione prima di esprimermi in maniera definitiva.

Tra furbetti ed anticorpi. Di furbetti è pieno il mondo (e quindi il Web). Su Internet però, per fortuna, abbondano anche gli “anticorpi naturali”. Mi ha colpito il fatto che, mentre trascorrevo un sabato di relax, tranquillo e beato sul divano di casa ed ignaro della situazione, qualcheduno imbattutosi sulla famigerata copia, si sia preso la briga di fare dei controlli e di informarmi tempestivamente di ciò che aveva scoperto per puro caso. E non è la prima volta che mi capita di essere in qualche modo “aiutato” online in maniera totalmente incondizionata e pulita. Questo punto mi fa particolarmente ben sperare in quanto è chiaro a tutti quanto la disciplina giuridica fatichi ad inseguire la nevrotica evoluzione di una società fortemente plasmata sulla tecnologia a disposizione ma non sia chiaro a tutti come si possa uscire da questa rincorsa forsennata.

Ed ecco che, secondo me, nelle fasi di parziale vuoto normativo questa predisposizione collettiva al buon senso potrebbe salvarci la vita.