Ci sono dei momenti, fuori dal lavoro, in cui ti ritrovi a “rappresentare” anche nolente la tua professione ed a discutere proprio di ciò che le persone che ti circondano identificano più o meno come l’ambito “di cui ne devi sapere per forza”. Questo succede con maggior frequenza quando il tuo lavoro è per gli altri qualcosa di particolarmente sfumato…

Il Natale, con i suoi passaggi di prolungata socialità trasversale, è chiaramente uno di questi momenti.

Di lavoro NON aiuto i parenti ad usare Twitter… #siachiaro :-D [siamo in due @roccorossitto]
— Paolo Ratto (@jul_x) Dicembre 25, 2012

Quest’anno è stato per il sottoscritto l’anno delle “domande su Twitter. E nonostante mi fossi prefissato di NON entrare in argomenti professionali, ho finito non solo per intavolare qualche discussione piuttosto approfondita, ma anche per trarre interessanti spunti che condivido di seguito con tutti voi.

Sono abbastanza i non addetti ai lavori (almeno nella mia “cerchia di Natale”) ad aver aperto un account di Twitter e ad avere cercato di capirci qualcosa. Nessun paragone, per esempio, con Google Plus assolutamente non pervenuto (a quanto pare non è un problema solo della mia cerchia di Natale!).

Le motivazioni che li hanno spinti ad accedere alla piattaforma sono le più svariate e vanno dal “ne ho sentito talmente tanto parlare che…” al “volevo seguire l’attore per cui sbavo” senza soluzione di continuità. Il mondo è bello perché è vario.

La possibilità di scrivere direttamente e senza filtri a personaggi celebri sembra essere uno dei punti di forza dell’esperienza di utenti di Twitter. Frasi come “L’altra sera ho risposto a Beppe Grillo che aveva scritto una cazzata colossale e mi hanno retweettato in 3 o 4” oppure “Altro che sei gradi di separazione, qui il grado è uno. Se voglio scrivo ad Obama, proprio ora” echeggiano ancora nella mia mente. La decisione di andare oltre la simmetricità di Facebook si è rivelata estremamente azzeccata e la dimostrazione è data dal fatto che Zuckerberg & co stiano rivalutando proprio l’asimmetricità nelle dinamiche di legame tra i nodi del network.

La percezione di “account fake“, come anche quella di “gestione diretta o indiretta dell’account”, risulta piuttosto sfumata. Paradossalmente sembra più importante la sensazione di poter scrivere qualcosa a qualcuno di “irraggiungibile” piuttosto che preoccuparsi se quel qualcuno sia effettivamente chi dice di essere oppure del fatto che sia proprio “lui” a leggere i tweet e non qualcuno del suo staff. Curioso.

Altro asso nella manica della piattaforma è costituito dalla forte sensazione di meritocrazia legata al contenuto prodotto. “Su Twitter ho l’impressione di essere giudicato solo ed esclusivamente per quello che scrivo” una delle frasi che mi sono rimaste impresse. Difficile dare torto.

Spesso i legami che si costituiscono all’interno del network sono basati sull’identità di vedute e sull’approccio contenutistico ed informativo ad argomenti o nicchie di interesse comune. Espressioni come “Su Facebook ho gli amici, su Twitter sto incontrando gente interessante con cui ho in comune qualcosa” mi fanno tornare alla mente i primi forum tematici e la voglia di andare oltre al “ci conosciamo” o al “abitiamo vicino” sdoganati digitalmente da Facebook. Anche l’utilizzo misto di nickname e nome + cognome mi sembra vagamente testimoniare questa (contro)tendenza.

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/andrewpescod/331652642