Sono in treno. Da Genova in direzione Roma. Per lavoro. Come (quasi) sempre al mio fianco c’è Emanuela, compare di mille avventure. Da Pisa ci fa compagnia anche una famiglia di quelle “vecchio stampo”. Padre e madre giovani. Bimbo piccolo. Genitori di lui e genitori di lei (suppongo io) al seguito.

I lineamenti dei volti indicano che il gruppo non sia italiano. Sono ispano ablanti, “yo vengo de Colombia” mi confermerà di lì a poco il pargolo. Avrà due anni.

Il treno macina chilometri ed il bimbo (bravissimo, sempre sorridente, mai un lamento) comincia a giocare. Ma nelle sue mani nessun giochino, nessuna macchinina, nessun peluche. Nella sue mani un iPad. Le orecchie coperte da cuffie griffate “angry birds” sono uno strano tocco di capitalismo duepuntozero. Carine però. Quello si.

Ed il bimbo, mentre larga parte della sua famiglia assopisce, continua a giocare. Le sue minuscole dita si muovono rapide e leggiadre sullo schermo. L’impressione è quella che sappia esattamente che cosa fare. E che ciò non comporti per lui alcuna difficoltà. Neppure il minimo sforzo.

Il niño tra l’altro è anche molto socievole. Gioca con l’iPad ma non si estranea della realtà del vagone del treno. Anzi ne è partecipe. Protagonista assoluto. Ogni tanto mi guarda. Guarda Emanuela. Ci saluta. Parla con papà, fa vedere ad una delle nonne lo schermo. Quando la nonna si avvicina all’ “aggeggio” il bimbo ne indirizza le mani. Dolcemente. Non saccente. E sale in cattedta anche quando il papà cerca di inserirsi. E perfino anche quando la mamma con l’occhio più chiuso che aperto cerca di capire che cosa stia avvenendo nei confini di quel piccolo schermo.

Penso, rifletto, mi concentro. “Nativi digitali” li chiamano. Effettivamente rispetto a ciò che ho davanti agli occhi il termine non fa una piega.

Ciò che mi rimane impresso è la diversità nel movimento delle mani rispetto al papà. Pure lui giovane. Forse un paio d’anni più di me. Eppure la marcia in più del piccolo è evidente. Con la nonna poi la differenza è tale che non sembrano nemmeno tenere tra le mani lo stesso identico oggetto.

E poi il multitasking. Il bimbo gioca allo stesso tempo con la nonna e con l’iPad, parla, guarda ed indica il mare, ascolta il papà. E intanto le cuffie sono sempre sulle sue orecchie ed il tablet della mela recita costantemente il suo ruolo. A volte attivo a volte passivo. Comunque presente. Anche quando viene abbandonato sul tavolino per lasciare spazio alla più classica delle passeggiate tra un vagone e l’altro.

Impressionante davvero.

Quando avrà la mia età (ad occhio e croce attorno 2040…) altro che social marketing

Chissà.

fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/mylesdgrant/5434978427