Non ci credo che tutti quelli che sono su Twitter leggano veramente ogni articolo che pubblicano sotto forma di link nei post sulla piattaforma, o, come si dice… retwittano dagli altri“.

Una di quelle frasi che ti si scolpiscono nella testa. E tu rifletti, pensi, attorcigli il tuo pensiero da maledetto Don Chisciotte delle cose che ami e che difenderesti fino alla morte anche se sono “fatte effettivamente di zeri e uno” (che poi mica ti pagano per farlo, ma va beh…).

Poi il tempo passa, le parole si affievoliscono e tutto procede a duecento all’ora (come in pochi altri settori professionali accade…) fino a che un giorno quasi per inerzia arrivi a leggere un articolo che riapre quel cassetto.

E boom la frase come per magia riappare in tutta la sua forza.

“Retweet without reading” scritto a caratteri cubitali (con tanto di infografica sottostante!) effettivamente non ti può lasciare totalmente indifferente, nonostante tu scorga che l’autore dell’articolo è quel Dan Zarrella che… per carità, massimo rispetto ma… ti fa sorridere ogni volta che leggi quei suoi studi scientificissimi, si, ma parecchio strampalati…

E a quel punto, anche un po’ confuso, decidi di appellarti ai compari di cento discussioni, mille conversazioni, diecimila commenti e candidamente chiedi…

Sinceri: quando fate un “retweet”, leggete sempre anche gli eventuali link contenuti all’interno del tweet? #obbligoverità
— Paolo Ratto (@jul_x) Novembre 12, 2012

E per fortuna che le risposte che ti arrivano ti rincuorano almeno un pochino…

@jul_x Ovvio, mica puoi retwittare qualcosa che non conosci.
— Andrea Boi (@AndreCreativo) Novembre 12, 2012

@jul_x una letta si dà sempre al link ;-)
— Luca Rovere (@Luca_Rovere) Novembre 12, 2012

@jul_x io a volte retwitto perché mi hanno incuriosito e voglio leggermeli dopo, in pratica li uso anche come bookmark ;)
— Domenico Palladino (@_Zadig) Novembre 12, 2012

Anche se c’è chi messo dinnanzi alla ricerca storce il naso, propio come te, capendo che sotto sotto qualcosa di vero ci deve pur essere. E via a cercare di capire dove possa stare l’inghippo…

@geektrending @jul_x Yep, avevo visto già stamattina questa statistica ! Ma non è che è influenzata da profili creati ad hoc per lo scopo?
— SEOJedi (@benedettomotisi) Novembre 12, 2012

@jul_x Forse conoscono già il contenuto, perché hanno letto in precedenza.
— Andrea Boi (@AndreCreativo) Novembre 12, 2012

@jul_x @zarquonit non è così sorprendente: il retweet è più semplice del click, per pigrizia o superficialità. così si diffondono le catene
— Domenico Palladino (@_Zadig) Novembre 12, 2012

Superficialità“. Altro boom. Anzi bingo.

@_zadig quoto! Concordo. Direi che la parola chiave di tutto è “superficialità” che è nata prima di TW ma su TW trova fertilità @zarquonit
— Paolo Ratto (@jul_x) Novembre 12, 2012

E a quel punto ti ricordi che hai sempre sostenuto che è l’utente che fa la differenza, non la piattaforma. Che se si chiamano social network e non ego network un motivo ci deve pur essere e che in un ambiente (si proprio un ambiente, non uno strumento, non un canale, ma un ambiente) possono coesistere il bene assoluto ed il male assoluto (che poi, per te sono bene e male assoluto ma che per un altro possono rappresentare l’esatto contrario).

Poi se vogliamo, possiamo anche metterci a discutere di ciò che per ognuno di noi significhi “usare bene” o “usare male” una piattaforma e di come eventualmente la “natura” di una piattaforma incida sull’utilizzo che se ne fa. Ma quella è tutta un’altra storia…