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Oggi ho voglia di raccontarvi una storia…

Tutto comincia al supermercato. Banco dei salumi e formaggi.

Il sottoscritto al venditore: “mi grattugia per favore un pezzo di parmigiano?

Il venditore si mette all’opera e dopo aver grattugiato tutto il pezzo di formaggio da me indicato, candidamente mi fa: “la scorza la vuole?“.

Ed io, tranquillo e beato nella mia ignoranza: “no, grazie

A quel punto eccola spuntare. Lei, la vecchietta del supermercato che interviene a “gamba tesa” e prima che sia troppo tardi esclama: “prendila la scorza! La puoi mettere nel minestrone oppure ancora meglio quando fai un bel sugo, magari un ragù. Da un gusto eccezionale, fidati!”

Molte cose posso non saperle ma se c’è una dote che mi riconosco è proprio quella di ascoltare i consigli di chi ne sa più di me. In questo caso, l’esperienza parla chiaro. E quindi, giusto in tempo, fermo il venditore, mi scuso per i secondi che gli sto facendo perdere e lo invito a mettermi nel pacchettino anche la scorza del parmigiano.

Lo ringrazio e ringrazio la vecchietta promettendole di mettere in pratica alla prima occasione la sua strategia.

Detto, fatto.

La sera dopo mi accingo a fare il ragù, come sempre: sedano, carota, cipolla, olio carne tritata, sale e pepe, vino a sfumare e pomodoro. Anzi non come sempre. Questa volta insieme al pomodoro ci metto anche l’ormai celebre pezzo di crosta di formaggio.

Il risultato è eccellente. La vecchietta del supermercato aveva ragione.

Da quel giorno in poi ogni volta che vado al supermercato e mi faccio grattugiare del formaggio, scatta automatica la richiesta: “mi lasci anche la scorza, grazie!“.

Questa storia, per certi versi banale e con poche apparenti tangenze con ciò di cui vi parlo quotidianamente è invece molto significativa per spiegare il vero concetto di influencer.

La vecchietta della storia rappresenta chiaramente l’opinion leader del “settore cucina” poiché nell’immaginario collettivo (e quindi anche nell’immaginario del sottoscritto!) il suo essere visibilmente ed inconfutabilmente “donna di grande esperienza” si associa con i concetti evocativi ed emotivi quali “cucinare bene”, “segreti della nonna”, “tradizione e cose buone” e così via…

Avrebbe avuto lo stesso impatto sul mio comportamento il consiglio di un ragazzino di 15 anni che mi diceva la stessa cosa? Probabilmente no. Ma la vecchietta e tutti i significati presunti o reali che si “porta dietro” hanno avuto un impatto forte, tanto da modificare le mie azioni.

Ed è interessante notare che non solo ha influenzato il mio comportamento in quel preciso momento, ma lo continua ad influenzare ogni volta che, da quel giorno, preparo il ragù. Si può tranquillamente dire che ha apportato dei cambiamenti significativi alle mie abitudini (in quello specifico segmento del mio vivere che è il “cucinare”).

Se poi riflettete sul fatto che il consiglio della vecchietta ha influenzato anche la mia spesa (e l’acquisto è una delle azioni strettamente collegate al comportamento e quindi alle abitudini), capirete anche la sua potenza “commerciale”.

Proseguendo su questo binario, ipotizziamo che nella nostra storia si presenti, oltre al sottoscritto e alla simpatica signora, anche un’ipotetica azienda che produce e/o vende scorze di parmigiano.

Tale azienda, una volta compreso l’enorme potere di convincimento della vecchietta, potrebbe tranquillamente ragionare sulla possibilità di pagare proprio quella vecchietta per metterla all’entrata del supermercato con un megafono in mano affinché il suo messaggio  possa essere ripetuto a tutti i clienti che entrano per fare acquisti. Magari la vecchietta con intorno al collo un bel foulard griffato proprio con quella marca specifica di croste di parmigiano… (e qui entriamo magicamente anche nel campo dei testimonial!)

Sicuramente sarebbe una scenografica azione di guerrilla marketing (voglio i diritti!), farebbe discutere, incuriosirebbe i passanti, ma probabilmente, a conti fatti, non avrebbe la stessa efficacia della dinamica naturale che vi ho raccontato all’inizio del post.

Tutto questo per giungere ad alcune riflessioni finali:

  • gli influencer esistono online, come sono sempre esistiti nella vita di tutti i giorni (quando scrivo queste frasi dicotomiche mi viene da ridere…) e sono quelle persone che riescono ad influire veramente sulle abitudini e sui comportamenti di almeno un’altra persona.
  • più un influencer è percepito come neutrale e naturale più la sua influenza ha forza. Quando diventa, più o meno palesemente, un testimonial la sua forza si affievolisce fino (in certi casi) ad esaurirsi completamente.
  • un influencer è realmente tale se costruisce un legame forte con chi comunica. Può essere anche uno/a sconosciuto/a con cui non si hanno forti legami affettivi (la vecchietta seppur simpaticissima era per me una semplice estranea), ma grazie a ciò che ha fatto (esperienza dimostrabile) o a ciò che rappresenta inequivocabilmente (evocazione nell’immaginario collettivo) costruisce un legame basato sulla fiducia. E quindi forte per antonomasia.
  • il rapporto “commerciale” tra un’azienda ed un influencer dello stesso settore è qualcosa di molto complesso e per nulla banale per entrambe le componenti in gioco. L’influencer si gioca la credibilità (la cosa più importante che ha) mentre l’azienda (consapevole, perché quella non consapevole si guarda allo specchio e non “perde tempo” con queste robe!) ha la percezione di “dovere a tutti costi” fare qualcosa per sfruttare a proprio vantaggio la forza di impatto di una potenziale “bocca da fuoco”. E trovare l’equilibrio tra metriche quantitative (soldi) e metriche qualitative (credibilità) non è cosa facile. Per entrambe le parti in causa.
  • non esistono influencers trasversali. Immaginatevi se la vecchietta del supermercato mi avesse cominciato a parlare di social network o, che so io, di parapendio…

Se vi interessa l’argomento vi invito a leggere un articolo di Luca Della Dora che parla di cose simili e chiama in causa anche il concetto di serendipità.

Se volete capire come e perché siamo arrivati a così tante distorsioni sul tema vi rimando ad una mia riflessione di qualche tempo fa.

Se volete riflettere sulle possibili alternative per “far passare il concetto di qualità” attraverso la comunicazione online vi invito a dare un’occhiata a questa altra storia.

Se vi credete influencer e state pensando di monetizzare, fatevi raffreddare i bollenti spiriti da questo post di Gianluca Diegoli dedicato (non solo) ai travel blogger.

Se semplicemente volete farvi due risate sugli influenZer e le loro mirabolanti storie, invece passate da QUI!