Non credo di essere mai riuscito a spiegare meglio le logiche che stanno alla base dei geosocial network come in questo (vecchio) caso…

Il check-in ha, come primo impatto, reso più veloce l’esplicita dichiarazione di posizione geografica nello status update, diventando di fatto l’aggiornamento più rapido possibile per un utente che vuole dichiarare la propria posizione, considerazione spesso fortemente connessa al “che cosa si sta facendo”. 

È banale ma non troppo: il medesimo utente, intento per esempio a mangiarsi un gelato alla gelateria Pincopallino se prima lo dichiarava tramite un aggiornamento di status testuale del tipo “Sono alla gelateria Pincopallino” da postare su Facebook, su Twitter o su qualsiasi altra delle piattaforme sociali utilizzate, ha attualmente l’alternativa di dichiararlo con un solo click (e relativo check-in) e più o meno automaticamente, a seconda delle impostazioni e delle piattaforme che ha deciso di connettere tra loro, i suoi contatti sapranno che si trova proprio in quella gelateria (e aggiungo che, se si trova in una gelateria, probabilmente non starà raccogliendo ciliegie!). 

E fatta questa premessa si apre un mondo, soprattutto in chiave marketing.

da Geosocial Network: ovvero “da mappe e punti a… esperienze e luoghi”

fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/jar0d/4935833490