E anche questa è andata.

Il settimo appuntamento targato #TTT (il secondo, anche da Genova) ha animato ieri sera il panorama nazionale. Ben 7 le città collegate che hanno provato a fare il miracolo di alternare “momenti locali” a “momenti nazionali” in streaming condiviso, non trascurando naturalmente chi da casa seguiva su Twitter.

Impresa tecnicamente durissima ed infatti i problemi non sono mancati. Tutta esperienza. L’averci provato rende comunque onore a tutti quanti.

Tornando a Genova, gli spunti sono stati tanti e la serata enormemente frizzante grazie ad un’interessantissima miscela tra i partecipanti: una trentina tra giovani e meno giovani, startuppari e markettari, novizi ed esperti. Saggezza di una “folla eterogenea” (a proposito di crowdsourcing!).

Si è discusso (soprattutto) di social network e startup, come prevedeva il canovaccio nazionale, anche se non sono mancati momenti in cui ci si è confrontati sul lassismo locale in materia di impresa e tecnologia  e sulle problematiche locali (interessante in questo senso la partecipazione all’evento anche di Confindustria con Piera Ponta e l’esperienza di Paolo Marenco vero e proprio pioniere digitale).

Con l’aiuto di Alberto D’Ottavi (Blomming), Filippo Ronco (Vinix), Emanuela Genovesi (potevamo non parlare della nostra ultima creatura ZenFeed?!?) ed una sala particolarmente ispirata (su tutti un grande Paolo Salvi), ho cercato di fare in modo di sviscerare il corretto utilizzo dei social network per una startup.

Sono venuti fuori diversi spunti che ho cercato di sintetizzare per offrire a tutti il nostro contributo pragmatico sull’argomento:

  • i social media per una startup possono essere uno strumento importantissimo di test, di feedback, di customer validation prima ancora che di promozione. In questo senso, la possibilità di ridurre i rischi di impresa avendo dati continuamente aggiornati a disposizione sul mercato di riferimento, sul reale valore della value proposition e sull’impatto diretto dell’idea sul target di riferimento è tutto… “oro che cola”.
  • i social media possono costituire un ottimo ambiente dove costruire relazioni professionali per centri di interesse comuni, con l’idea di superare alcune criticità inevitabili anche nei migliori progetti, e limare gli spigoli della startup. 
  • Estremizzando tale concetto si può persino arrivare a sostenere che i social media siano un fecondo terreno in cui possano non solo svilupparsi ma anche costruirsi le startup. Da questo punto di vista è interessante notare come l’intero panorama dei social media costituisca bacini, di volta in volta, verticali su cui ritrovare informazioni preziose, consigli di “chi ci è già passato” oltre a costituire un fecondo serbatoio di professionisti molto specializzati. 
  • Il “percorso” che porta dai social media alla startup può essere riassunto schematicamente così:

    connessioni –> relazioni –> scambi –> idee –> opportunità –> business

  • Gli strumenti sono secondari ai contenuti. Pertanto ancora prima di domandarsi attraverso quali piattaforme social convogliare i contenuti e angustiarsi circa l’efficacia di Facebook piuttosto che Twitter o Google + per promuovere la propria startup, è fondamentale sviscerare i (propri) contenuti e capirne la possibile collocazione in termini di obiettivi e target.
  • Un blog può arrivare ad essere l’anticamera di una startup. Questa affermazione che “buttata li” può sembrare una pura provocazione in realtà ha dei fondamenti ben precisi. La potenza di progetti (anche) editoriali dal basso è data ormai per scontata. Perché non pensare di generare visibilità ad un team, ad un bisogno, ad un mercato prima ancora di creare la startup. Un interesse “editoriale” può essere il primo passo per ottenere quei (pre)feedback necessari ad “accendere la luce”, a chiarirsi le idee, a concepire (per esempio) un modello di business sostenibile, a trovare una soluzione che soddisfi gli equilibri del “tutti contenti“.
Anche fuoriuscendo dal recinto “startup & social network” gli spunti sono stati tanti. E’ emerso che la situazione italiana non sia poi così male, dal momento che negli ultimi anni sono stati fatti molteplici passi avanti prima “dal basso” e ultimamente anche “dall’alto” (non voglio entrare nel merito della querelle sull’ultimo decreto Passera perché non ne ho le competenze).
Uno dei messaggi con il quale ci siamo lasciati, è stato lanciato da Emanuele Guglielmino, giovane genovese, team leader all’IIT ed inventore di una rivoluzionaria microturbina  che si è soffermato sulla “visionarietà” che devono avere le startup di oggi. Una “visionarietà” che può essere resa possibile dalla continua evoluzione della tecnologia e che si può riassumere nel motto:

“pensa in grande perché quello che oggi tecnologicamente non si può fare, tra due anni non solo sarà possibile ma probabilmente anche fattibile”
Se l’epoca del successo partendo dal garage, in stile Google, oppure da una nottata insonne all’università, in stile Facebook, fa parte del passato, la nascita di nuove possibilità di connessione, relazione, scambio e business, figlie anche dei social media, può costituire una tappa importante anche per vedere la luce in fondo a questo tunnel di torpore economico generale.
Facile a dirsi, difficile a farsi? Certo. Eppure vale la pena tentare.
a questo link trovate una bella sintesi, tutta tweet ed immagini, di tutto l’evento #TTT07 
i credits ma soprattutto i meriti della splendida torta ritratta nell’immagine in alto vanno a Nadia Riotto che l’ha fatta con le sue mani e a Fabio Burlando che ci ha dato una mano con l’organizzazione (oltre a portarci la torta!). Spettacolo.