Fact checking significa letteralmente “verifica del fatto”. Il fact checking è una pratica insita nella professione del giornalista che ha (o dovrebbe avere…) il dovere deontologico di verificare sempre e comunque la veridicità dei fatti che racconta.

Tutto ciò chiama in causa la “questione delle fonti”, problematica che con la definitiva consacrazione del web e il boom della società dell’overload informativo e del real time ha assunto un ruolo piuttosto critico e molto discusso.

Di fact checking ho già parlato anche da queste parti quando ho individuato gli obiettivi che ogni singola categoria professionale (e non) dovrebbe porsi, a suo modo, per abitare con responsabilità con il web sociale (indovinate a chi mi sono rivolto…).

Negli ultimi giorni invece sono tornato ad interessarmi all’argomento nel momento in cui sono venuto a conoscenza dell’iniziativa del Corriere che ha deciso di utilizzare la piattaforma di social fact checking di Ahref per dare la possibilità ai propri lettori di “partecipare al controllo dei fatti” dal basso (qui e qui trovate i commenti illustri di, rispettivamente, De Biase e Mantellini).

Stimolato dalla notizia, ho deciso di approfondire e raccogliere attraverso le mie presenze sui social network una serie di pareri sul progetto e di conseguenza su tutto l’argomento.

Interessante notare che dinnanzi a me si sono, fin da subito, presentati due schieramenti opposti, uno chiaramente a favore dell’apertura del Corriere ed uno molto scettico, contraddistinto dal dubbio e dalla perplessità legata alla professionalità del giornale e dei suoi giornalisti.

Ecco uno spaccato (rigorosamente social!) delle motivazioni palesate da ambo le parti…

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Tirando le somme, le argomentazioni espresse dai vari utenti sono effettivamente tutte pertinenti e probabilmente solo una verifica sul progetto tra qualche mese potrà darci una risposta sull’effettiva bontà e utilità di questo fact checking “dal basso”.

Personalmente considero l’apertura del Corriere comunque come positiva anche se non posso fare a meno di notare che la distanza con gli USA è ancora abissale. Speriamo che sia il primo passo per arrivare a qualcosa di simile a questo (che sebbene altrove sia la prassi, mi impressiona incredibilmente).

Che poi, in fin dei conti,  di professionalità e responsabilità si tratta…

E voi che cosa ne pensate?

Update del 25/10: volevate una dimostrazione della situazione italiana riguardo al fact checking? Eccovela, bella fresca. Disastro.

fonte immagine in alto: http://www.flickr.com/photos/benjamingolub/2295281318