Pensavamo che quindici anni di “controcultura da popolo del Web” avessero potuto offuscarla.

Eravamo convinti che la magica formula “fine del broadcasting + diffusione dei social network” potesse definitivamente metterla in crisi.

Ritenevamo che la consacrazione globale di YouTube potesse sancire addirittura la sua morte.

Ad un certo punto eravamo giunti anche a credere che bastasse spegnerla per liberarsene definitivamente.

Ed invece…

A proposito di uno dei modi principali di utilizzo di Twitter da parte degli Italiani, sottolineato qualche giorno fa da Vincos

per commentare la visione di una trasmissione televisiva (il cosiddetto uso come “secondo schermo”). Da aprile a inizio giugno soprattutto Amici, Mistero, Piazza Pulita e Servizio Pubblico. Durante l’estate gli europei di calcio e le Olimpiadi. Interessante notare che l’hashtag #skyolimpiadi promosso da Sky per il commento degli avvenimenti sportivi è stato più usato di Londra2012.

A proposito di numeri sull’utilizzo simultaneo di televisione e social network in Italia, come emerge da alcuni dati pubblicati da Davide Pozzi

(…) emerge, per l’Italia, un quadro così composto:
• il 69% dei consumatori, utilizza i social network durante la visione delle trasmissioni televisive (18% in più rispetto allo scorso anno)
• il 30% dei consumatori utilizza i social network per discutere in real time quello che viene trasmesso in televisione

A proposito dell’investimento pubblicitario televisivo per la campagna di Obama, di cui ci parla Paolo Iabichino

Ma come? Dopo aver salutato l’elezione di Barack Obama come la consacrazione di Internet e la fine della pubblicità televisiva, veniamo a sapere che da quelle parti l’investimento pubblicitario balza da 2 a 3 miliardi per la messa in onda di spot elettorali?
Ma non si era detto che il buon Presidente americano aveva vinto grazie ai social network, che il moto popolare aveva sconfitto definitivamente la grammatica della rèclame?

D’altronde, come ho già scritto anche da queste parti (proprio in occasione delle ultime Olimpiadi)…

Devo dire che se fino a qualche tempo fa ero abbastanza convinto della forzatura “Facebook è il figlio della televisione, Twitter è il figlio della stampa”, ora comincio a credere che “figlio o non figlio”, Twitter sia lo strumento che meglio si può associare al principe dei mass media. E mi stupisce ogni volta di più l’atteggiamento sempre più massificato degli utenti di predisposizione passiva alla tv ed attiva ai social network, il tutto in contemporanea. In questo senso credo sia davvero interessante continuare a monitorare con attenzione le evoluzioni (anche commerciali) di questo nuovo fenomeno di massa.

Poi, se vogliamo, possiamo discutere di una evidente evoluzione del medium televisivo, di ibridazione tra tv e web (se dico Redbull Stratos…), di secondi (e terzi!) schermi, di interattività (bella in questo senso l’iniziativa dello spot televisivo di Mercedes deciso dai followers su Twitter), di social tv, di ipermedialità e… chi più ne ha più ne metta.

Sta di fatto che il centro di questo universo culturale resta sempre e comunque quel “rettangolo” (ieri scatola, oggi quadro, domani chissà!) trasmettitore di suoni ed immagini che abbiamo dato troppo presto per spacciato.

Fuori dalla porta, dentro dalla finestra. Ma sempre presente, accesa e determinante.

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/abbot45/81766440