Credo che la corretta interpretazione di tutto il caotico e oramai stucchevole ambaradan su Twitter ed i fake followers possa situarsi in una posizione intermedia tra l’apocalittico nido popolato da falsi account che avvelenano lucrosamente la piattaforma e deviano la società…

Nella società odierna, così come dimostrato in altri casi, i grandi numeri sono la miglior pubblicità che un’azienda o un personaggio famoso possano avere. Il numero è la carta vincente. Il numero è business. (…) Il tema diventa molto rilevante se si pensa a quanto cambi la “quotazione” di un Vip in relazione alla propria celebrità. La pratica di creare account falsi, a volte, viene attuata dagli stessi marketing-manager del Vip, aiutando la chiusura di lucrosi accordi pubblicitari.  

da “Twitter: un nido popolato da fake account” de LaStampa.it

… ed il poetico raggruppamento, quasi intimistico, di utenti timidi a tal punto da preferire l’ascolto passivo a qualsiasi forma di intervento che vada oltre il log-in

Twitter defines active accounts based on logins, not frequency of tweets (apps like StatusPeople’s can’t see logins). Twitter has just north of 140m “active” users that log in at least once a month. Of those 140m, about 40% only read tweets. Tweet-shy accounts, [Twitter spokesperson Carolyn Penner] said, “generally follow and engage with a lot of accounts” — a trait that StatusPeople’s tool takes as a sign of fakeness. Throw in the fact that many of the largest accounts are on the Suggested User List, which helps skew their bases toward read-only users, and Obama’s “70% fake” figure starts to make a lot more sense. 

da “Your Twitter Followers Aren’t Fake, They’re Just Shy” di Buzzfeed.com

Buon senso mai, vero?

immagine in alto: “Giudizio Universale”, Cattedrale Munster di Berna, scattata dal sottoscritto nel suo periodo offline