Ho già parlato di alcune tendenze figlie di un approccio piuttosto “alterato” (più o meno cosapevolmente!) al marketing sociale.

Se il marketing della trasparenza può costituire una fase di avvicinamento fisiologico, e forse ancora troppo forzato, ad un qualcosa di positivo per mercato e consumatori…

Se anche il marketing della scusa, a piccole dosi, può risultare un tentativo di prendere consapevolezza dell’ambiente “social web” e cominciare ad abitarlo in maniera autentica e bidirezionale…

Lo stesso non si può proprio dire del sempre più divampante marketing della preghiera, che prende luce nelle pieghe delle dinamiche quantitative della condivisione e risulta essere qualcosa di talmente spiacevole da essere paragonabile allo spam che invade da tempo le nostre caselle di posta, ma con l’aggravante di provenire da una relazione sia essa personale, professionale o commerciale.

Il team di The Oatmeal ha fotografato, con la solita arguzia mista ad ironia, questo fenomeno…

D’altronde, se proprio non si riesce a comprendere che il social media marketing è un marketing di ascolto e di produzione di valore aggiunto, forse è meglio lasciar perdere.