Da ieri non si parla d’altro. Quasi tutta la blogosfera mondiale (e l’Italia non è da meno) è totalmente focalizzata su qualsiasi tipo di analisi delle nuove pagine Facebook.

Non voglio dilungarmi sulle funzionalità della “timeline per brand” già raccontate in largo e in lungo da colleghi ben più illustri del sottoscritto, quanto invece soffermarmi su alcune riflessioni che le nuove pagine (unite agli altre novità che hanno “condito” la fin troppo frizzante giornata di ieri) mi hanno suscitato.

Ho voluto testare con mano (qui il risultato!) prima di esprimermi direttamente, ma la sensazione maggiore che sto provando, in queste ultime ore, è che probabilmente siamo giunti al capolinea del così tanto diffuso (e dequalificante, permettetemelo!) “fai da te” su Facebook.

Perchè dico questo? Provate e seguirmi e… vediamo se alla fine dell’articolo condividerete i miei sentori…

La componente grafica della pagina assume maggiore importanza. Il “bannerone” (cover in gergo facebookiano) che sovrasta ogni pagina, unita alle icone delle varie app/tab, al logo e alle pagine delle singole tab che si sono allargate (di circa 300 pixel) rendono indispensabile una (almeno!) buona competenza nei confronti dell’editing di immagini. Il fatto che nella cover non si possa spingere “commercialmente” e la sparizione della welcome page costringeranno probabilmente le aziende ad affidarsi a professionisti della grafica. Insomma… senza (ma anche con…) advertising te la giochi con il banner. E quindi lo devi curare nel dettaglio. 

Le applicazioni sono sempre più importanti… Largo ai Developers. Con la sparizione delle welcome page ed il maggiore spazio fisico assegnato alle singole pagine tab, le applicazioni diventano ancora più importanti. Se già da gennaio, l’unico limite sembrava essere la fantasia… Ora la fantasia ha confini ancora più grandi. E se gli sviluppatori in Facebook stavano già bene… figuriamoci ora.

Community manager o architetti dell’informazione? La timeline per i brand impone una riflessione anche sulla gestione delle community ma soprattutto sui contenuti da offrire alle community. Le possibilità di sottolineare alcune informazioni a discapito di altre all’interno del flusso temporale (in varie modalità!) impone la creazione di una strategia di disposizione dei contenuti oltre che di redazione degli stessi. Da non sottovalutare poi anche la componente di “manutenzione dell’informazione” e di attenzione all’utente dal momento che la funzionalità dei messaggi privati verso le pagine aumenta sensibilimente anche la (potenziale perchè è una funzione disattivabile) mole di lavoro di customer support

A questo triangolo (almeno ideale, d’altronde conosciamo l’esistenza e l’importanza di figure “ibride” soprattutto in un mercato ancora poco maturo come quello italiano) composto da grafico, sviluppatore e community manager sembra mancare tuttavia una guida strategica.

Teniamo presente che la sparizione della welcome page (che reputo sempre più strategica, man mano che avanzo nell’analisi!) e le restrizioni commerciali che investono la cover, costringeranno i brand ad insistere in misura ancora maggiore sulla piattaforma di advertising, unica soluzione per far atterrare gli utenti direttamente su landing page (app tab) dedicate ed aumentare pertanto le conversioni.

In questo senso anche il profondo rinnovamento (ancora non chiaro al 100%) che interesserà a breve Facebook Ads e Sponsored Stories (con una riduzione della solita strategia da banner display e un deciso spostamento verso il social advertising “mimetico”) costringerà ad affidarsi a professionisti anche per quanto riguarda la pubblicità, oltre che per la supervisione del progetto e il coordinamento delle risorse umane, materiali e temporali.

Insomma mi sembra che la vita per “quelli che si arrangiano” si faccia davvero difficile per ottenere risultati interessanti lato business. Ciò mi stimola una duplice e (bipolare se volete) conclusione:

Vedo in maniera positiva che l’asticella dell’utilizzo professionale di Facebook si alzi costringendo le aziende ad affidarsi a veri professionisti del settore, innalzando la consapevolezza di un mercato ancora troppo facilmente assimilabile al far west. Tuttavia mi pongo alcuni interrogativi sulle possibilità delle piccole aziende nei confronti delle risorse (in termini economici e di personale) per poter gestire iniziative che diventano sempre più complesse. Non vorrei che questa specializzazione scoraggiasse i “piccoli” dall’investire per lasciarci un Facebook troppo simile alla televisione e quindi invaso totalmente ed esclusivamente da grandi brand. Credo che su questo ci sarà da riflettere.

Non mi stupirei inoltre se nelle prossime settimane venissero fuori nuove proposte sulla modalità di gestione delle presenze social, che oggi, a seconda delle web agency, dei professionisti e delle aziende coinvolte, prevede diverse possibilità che vanno dall’esternalizzazione del servizio, alla cogestione più o meno seguita direttamente fino all’internalizzazione totale dopo un periodo di formazione. E anche qui ci sarà da riflettere.

Se avete voglia di condividere la vostra opinione mi piacerebbe discutere di queste problematiche insieme…