Scopro attraverso il blog di Roberto Venturini che un’altra grande azienda è caduta nelle sindrome da “social media furbastri”, che sta contraddistinguendo questa prima fase di colonizzazione aziendale del Social Web.

Se da un lato emergono evidenti difficoltà di gestione della comunicazione attraverso i canali social, dall’altro c’è chi prova ad “aggredire” la bassa consapevolezza del mercato, alterando “furbescamente” i parametri di misurazione.

E’ questo il caso della nota bevanda Orangina, palesemente scoperta da un blogger francese ad utilizzare profili fake di Facebook per aumentare la quantità (e forse anche la qualità, se si da credito alla “metafora della vetrina”) delle conversazioni (dal basso) in risposta agli stimoli del brand (dall’alto).

E se l’acquisto di social fan (ne abbiamo discusso tantissimo anche qui… link e qui!) può forse essere tollerato in quanto, strategia (sicuramente meno cara ma più “grossolana” e di minor effetto) parzialmente assimilabile alle campagne su Facebook Ads mirate alle “connessione” di fan, pilotare una discussione riempendola di commenti artificiali presenta una vistosa componente di manipolazione mista a inganno da rendere la situazione non facilmente digeribile.

Dal momento che il social web ha “reso le gambe delle bugie visibilmente più corte”, prima di adottare tattiche di questo tipo sarebbe opportuno interrogarsi sulle gravi conseguenze derivabili dall’essere scoperti.

D’altronde come fa notare lo stesso Roberto Venturini:

“E i rischi non sono di quelli che si assumono generalmente nelle operazioni di marketing, perché vanno direttamente a impattare sulla credibilità della marca.

D’altra parte, visto il tempo e la fatica e i soldi necessari per fare operazioni fake che non ci si ritorcano contro, il Digital Planner che c’è in me si domanda se non costerebbe meno fare le cose per bene e basta… ;-)”

Che cosa ne dite?

ps 1: per la cronaca, Orangina non ha fatto neppure ricorso all’ancora di salvezza data dal marketing della scusa, continuando a professarsi innocente.

ps 2: per chi volesse imparare a riconoscere i profili fasulli, consiglio vivamente la lettura di questa “esclusiva intervista” di Gianluca Diegoli ad un fake account di Facebook.