In questi giorni mi è capitato di discutere molto della social search di Google e delle sensazioni non proprio positive che ha suscitato nel sottoscritto (ma non solo…) a causa soprattutto di una possibile…

…perdita della neutralità di Google che, sebbene azienda privata, con obiettivi e scopi ben precisi, ha costruito su questa illusione il suo grande successo. Non credo che gli utenti siano disposti a tollerare a lungo lo strapotere monopolistico di “chi potrebbe farti vedere solo ciò che vuole farti vedere”.

Diciamocelo chiaramente: questa sorta di imperativo ad utilizzare Google + per non rimanere esclusi dai benefici della nuova SERP ha il sapore di un ricatto bello e buono che va oltre perfino dagli schemi della filosofia tutta “bastone e carota” utilizzata spesso a Mountain View.

Non che ciò rappresenti una novità, ma così il motore di ricerca più celebre e utilizzato del pianeta (ma attenzione! Lo era anche Altervista a suo tempo!) potrebbe avere davvero esagerato.

E gli altri?

Gli altri non stanno di certo a guardare e dopo le critiche dirette (da Twitter le più eclatanti) ecco che un team di lavoro “misto” composto da ingegneri di Facebook, Twitter e Myspace ha creato provocatoriamente uno script (chiamato ancora più provocatoriamente “Don’t be evil!), con tanto di sito ufficiale, video ed esempi, che permette di dimostrare in pochi secondi la differenza di pertinenza e qualità tra una SERP dominata dal social layer di Google ed una ideale “contaminata”, allo stesso modo da tutti i social network (tra cui Facebook, Flickr, Foursquare, Twitter…).

Fossi in Google io qualche riflessioncina in merito la farei: dov’è finita l’attenzione per l’utente, primo dei suoi comandamenti aziendali? Davvero gli conviene giocare a “fare il Microsoft” della nuova decade? E’ forse giunto il tempo per gli utenti di cercare nuovi strumenti di ricerca nel Web?

Voi che ne dite?