Il connubio tra (Social) Web e outsourcing mi ha sempre incuriosito. Non credo sia ormai possibile trascurare le possibilità offerte dalle piattaforme di incontro online tra aziende e professionisti.

Nel momento in cui ho avuto la possibilità di scambiare “due chiacchere” con Silvia Foglia, Country Manager per l’Italia di twago, leader tra le piattaforme di outsourcing europee, ho colto la palla al balzo per approfondire alcune questioni che mi interessavano particolarmente:

  • il risparmio attraverso l’uso di queste piattaforme;
  • il problema del controllo pratico del lavoro;
  • il business model di questo tipo di piattaforme;
  • la ridondanza del settore.

Ecco l’intervista completa…

Quanto si risparmia utilizzando piattaforme di crowdsourcing? Ci sono dati o statistiche in merito? (Sia lato freelancer che lato azienda/privato)

Voglio subito sottolineare una cosa molto importante: twago non è una piattaforma di crowdsourcing, ma una piattaforma di outsourcing. L´obiettivo non è sviluppare sulla piattaforma un progetto assieme agli utenti iscritti (come avviene nel caso del crowdsourcing) ma agevolare l´incontro tra aziende e professionisti.

Abbiamo quindi un modello di business diverso rispetto al crowdsourcing tradizionale: i clienti hanno l’opportunità di entrare in contatto con una popolazione internet (crowd), alla quale tuttavia non è richiesta la creazione di alcun lavoro, ma solo la partecipazione al progetto inserito dal cliente inviando la propria offerta economica.

I clienti non ricevono quindi i lavori già svolti, ma ricevono un buon numero di preventivi di professionisti tra i quali scegliere l’esperto a cui affidare il lavoro. Il risparmio è notevole per entrambi le parti, sia in termini di tempo che in termini di denaro. Con twago il fornitore deve investire molto meno tempo nella fase di acquisizione di clienti: deve solo fare uno screening dei progetti di cui riceve notifica via email ed inviare la propria offerta a quelli di suo maggiore interesse.

Le potenzialità date da questa circostanza sono importanti, un esempio in merito può essere questa testimonianza di Marco , un nostro fornitore:

“Sto infatti valutando di assumere due persone proprio per seguire tutti i potenziali clienti che la piattaforma propone: insomma vedersi ogni giorno una ventina di mail di progetti e seguirne solo una piccola percentuale è davvero uno spreco e personalmente non amo sprecare le opportunità”.

Il cliente, invece, grazie a twago ha la possibilità di ricevere nel giro di pochissimo tempo un buon numero di offerte, facilmente confrontabili tra loro direttamente sulla piattaforma. Ha la possibilità di visionare direttamente in twago il profilo dei professionisti, il loro portfolio e le loro referenze dei precedenti clienti: un grosso risparmio di tempo nella selezione del professionista. Inoltre può scegliere se lavorare con agenzie oppure direttamente con freelance con i quali i costi possono essere nettamente inferiori.

Il problema del controllo: mi sembra chiaro che il plus di queste piattaforme sia il prezzo e sicuramente anche la qualità derivante da una pluralità di proposte. Ma quanto è importante il project managing in progetti del genere?

Twago è una piattaforma fortemente orientata al mercato europeo dunque la gestione della comunicazione non presenta grosse difficoltà dal punto di vista del fuso orario. Neanche la lingua in realtà è un ostacolo in twago, perché l´offerta nei vari Paesi è a sua volta orientata al mercato nazionale.

Per l’Italia abbiamo infatti la piattaforma in italiano, clienti e professionisti italiani. La nostra decisione di “nazionalizzarci” è stata positivamente confermata dal fatto che, per esempio in Italia, l´80% dei progetti pubblicati è rivolto ai professionisti italiani, quindi pubblicati in italiano.

Lavorare in twago, per fornitori di servizi, rappresenta piuttosto un’opportunità dal momento che chi sa parlare più lingue ha la possibilità di accedere anche a progetti internazionali (inglese, spagnolo e tedesco) e quindi maggiori opportunità lavorative.

Il business model delle piattaforme è basato su una commissione (che nel vostro caso mi sembra anche piuttosto ragionevole). Credi che questo tipo di business model su cui alcuni player del settore (dimmi tu!) o di settori simili, stanno un pò marciando, possa mantenersi in futuro?

Come hai giustamente sottolineato le commissioni di twago sono contenute e questo contribuisce sicuramente a rendere il business model competitivo e vantaggioso. Fino a quando la formula continuerà a dimostrarsi vincente non c’è ragione di credere in un’inversione di rotta nel prossimo futuro, poi è chiaro che ogni attività di impresa fa storia a sé – le commissioni applicate dagli altri player del mercato possono variare molto – quindi è difficile fare una previsione valida per tutte le aziende fondate su questo business model.

Noi applichiamo una commissione che arriva al massimo al 7%, commissione che poi scende (anche fino a 0) per chi sceglie iscrizioni a pagamento.

Esempi di piattaforme che hanno fallito ne conosci? Non inizia ad esserci un pò di ridondanza?

La ridondanza riguarda prevalentemente il mondo del crowdsourcing, non quello dell’outsourcing.

La realtà dell’outsourcing è già consolidata da qualche anno negli Stati Uniti grazie piattaforme come Elance e oDesk, che operano su scala internazionale. Per quel che riguarda il mercato europeo però è twago la piattaforma più utilizzata e, diversamente da Elance, che per esempio si rivolge per lo più al mondo delle traduzioni, la nostra piattaforma mette a disposizione dei clienti professionisti con competenze molto varie, ed in particolare programmatori, web e graphic designer, traduttori e articolisti.

Solo in Italia ad oggi abbiamo più di 1200 clienti con più di 150 progetti al mese, quindi vengono offerte ai fornitori grandi opportunità. Mentre per chi cerca professionisti, vi è l’opportunità di accedere a più di 120.000 esperti sia italiani che internazionali.

fonte immagine iniziale: operationstech.about.com