Oggi sono rimasto sbigottito dinnanzi ad alcuni dati sulla gestione del Social Media Marketing nelle piccole e medie imprese USA (c’è chi crede di fare social media marketing mentre non sta investendo un centesimo in risorse materiali o temporali. Crede appunto…).

Poi però la notizia dell’alleanza tra Facebook e Greenpeace, con Facebook che abbandona il carbone e si lancia nelle energie rinnovabili facendosi per di più portavoce dell’associazione ambientalista più importante al mondo, ha riacceso le mie (social) speranze e mi ha condotto ad alcune riflessioni “positive” che condivido qui con voi di getto, nella maniera più sintetica possibile:

  • tutti i brand, ma soprattutto quelli più grandi, sono (finalmente?!?) costretti a rendere conto di quello che fanno ai propri clienti. In questo senso l’obbligata trasparenza introdotta dalle possibilità di informazione e condivisione offerte dai social network è un fattore assolutamente positivo.
  • branding e web reputation sono ormai qualcosa con cui le aziende (e, ribadisco, soprattutto le grandi) devono confrontarsi. Non c’è più spazio per “scheletri nell’armadio” e per conferenze stampa riparatrici dopo errori strategici grossolani. Il segreto di una buona web reputation non è facile nè da scovare nè tantomeno da mettere in pratica. Eppure bisogna sbatterci la testa e pianificare. Punto e basta.
  • voi ve la immaginate una grande azienda del passato che fa una conversione come quella fatta oggi da Facebook? Io proprio no. Le aziende se ne sono sempre fregate dell’opinione pubblica, ma da quando “opinione pubblica” vuol dire circa 1 miliardo di persone sparse sul globo terrestre che hanno la potenzialità di farsi sentire (e cambiare totalmente la bilancia dei fatturati!), sono costrette a scendere a compromessi con il consumatore o, per meglio dire, con il suo portafoglio.

Naturalmente il fatto di aver preso Facebook come esempio per sviluppare la riflessione è (abbastanza) casuale. Potevo tranquillamente parlare di Google e della sua “filantropia”. Sarebbe cambiato poco o niente.

E tutto ciò è innegabilmente merito del “Social” (inteso in senso lato come tutto ciò che è connesso con l’esplosione definitiva del Social Web e di tutte le sue possibilità). O almeno io la penso così.

    Ora attendo la vostra opinione.