Qualche tempo fa, in un post che ha riscosso molta partecipazione, mi sono domandato se la diffusione dei social media avesse in qualche modo indebolito la forza dei blog e del blogging.

A distanza di meno di un anno, un bel dibattito tra alcuni “mostri sacri” della blogosfera italiana ripropone la questione interrogandosi sull’utilizzo futuro dei blog in relazione ad una nuova e necessaria ecologia della conversazione.

Tutto ha inizio dal grande GB Artieri che partendo da alcune perplessità riguardo alle tendenze di accattonaggio digitale e “rumore sociale” sempre più confusionario del “nuovo” Twitter, si lancia in un’interessante previsione riguardo ai blog come “ancora di salvezza” proprio della piattaforma cinguettante.

La logica superficie/profondità mi spingerebbe a dire che nel 2012 rivedremo crescere i blog come luoghi di conversazione su contenuti segnalati e “curati” su Twitter. Ovviamente si tratta di una lettura che tiene poco conto dell’effetto pop della massificazione che rende complessa una relazione fra produzione di contenuti/diffusione/commento: il contenuto spesso non diventa altro che “un succoso pezzo di carne con il quale un ladro cerchi di distrarre il cane da guardia dello spirito”, come direbbe McLuhan. Quello che conta è che il contenuto diventa un pretesto per affermare un legame, per rendersi visibile, per farsi re-tweettare, per innescare un flame che aumenti il nostro ranking, eccetera. Trovare un equilibrio nell’ecosistema del web rappresenta quindi la sfida della trasformazione in atto.

Risponde abbastanza contrariato il buon Massimo Mantellini, pescando dalla “scatola dei dati” alcuni numeri che sembrano poter dare manforte alle sue divergenze d’opinione (in effetti come risulta dalla tabella proposta nel post, il campione indicato di blogger ha scritto di meno rispetto allo scorso anno)…

Quando tutto sembra essere destinato ad una contesa a due (opinioni!) ecco l’intervento risolutore di Giuseppe Granieri a mettere tutti  (o quantomeno il sottoscritto…) d’accordo.

Ma la questione centrale è che -secondo me- non c’è vera concorrenza tra i social network e i blog. Fanno lavori diversi e complementari. I social network, per dirla con la Technology Review, «costruiscono un layer di intelligenza distribuita», sono utilissimi per la distribuzione dei contenuti e per l’accesso diffuso in un modello a rete.
Ma se hai qualcosa da dire, probabilmente il blog è il posto migliore per farlo. Per una serie di ragioni: è completamente ricercabile, hai totale controllo sul contesto e sul messaggio, eccetera eccetera. Sono davvero tante le ragioni, ma se non ti fidi di me puoi leggere un post di Anil Dash di un annetto fa: If You Didn’t Blog It, It Didn’t Happen.
Poi, certo, la tecnologia va sempre verso la specializzazione e ciascuno di noi finisce per usare gli strumenti che gli servono nel modo in cui gli servono.

Naturalmente, non mi è sguggito neppure l’intervento, via Twitter, di Vincenzo Cosenza auspicante il ritorno al commento direttamente sui blog

Ti piace il post di un blog? Rilancialo pure sui social network, ma commentalo sul blog.#ecologiadellaconversazione
— Vincenzo Cosenza (@vincos) Dicembre 27, 2011

Che ne dite?