Tutto nasce da un post degli amici di Wikiculture, sempre in prima fila quando si tratta di educazione all’innovazione, che denunciano il tema dei copywriter malpagati (e mi sto sforzando di usare un eufemismo), la punta di un iceberg a forma di stage non retribuiti, promosse non mantenute, contratti non firmati. Problematica si trasversale, ma particolarmente sentita nel nostro settore.

Il problema è troppo importante per essere ignorato. E noi non ci stiamo.

La “denuncia”, capitanata dallo spirito organizzativo di Cristina Simone (la mia prima guest blogger!), prende vita in una community su Facebook, un profilo su Twitter e soprattutto un hashtag, ovvero una chiave che ci contraddistingue e ci raggruppa: #nofreejobs


Il motto porta il mio marchio di fabbrica: “Gratis non si lavora. Si ozia”. Poi grazie all’impeto del network e al gran lavoro degli amici di Web in Fermento, finiamo tra gli argomenti più discussi (su Twitter) in Italia. Ne parla anche Linkiesta. Giusto. Perchè la questione è importante. Troppo per lasciarla ancora nel dimenticatoio.

La “riflessione partita dai 50 centesimi a blog” si sta allargando. E’ il momento di discutere, di capire, di prendersi tutti anche le proprie responsabilità. Il social web ce lo permette, la nostra professionalità ce lo deve imporre. L’occasione è ghiotta e non va persa.

Diamoci dentro…