Dare a Cesare quel che è di Cesare“. Mi sembra giusto lodare le iniziative del movimento #nofreejobs che sta cercando di trasformare l’impeto tipico dei fenomeni di protesta online in qualcosa di concreto e soprattutto di utile.

Ma prima, mi sembra giusto precisare la mia posizione sul fenomeno #nofreejobs, visto che sono stato chiamato in causa sia in un’intervista di InTime della bravissima Emma Dal Cortivo, sia in un bel post di WikiCulture di Simone Tronconi, non tanto per il “mio” motto che ha contribuito a generare il boom internettiano (il pluricitato Gratis non si lavora. Si ozia), quanto per una serie di tweet su cui mi è stato chiesto di essere più esplicito.

Per chiarezza, ecco i tweet in questione:

Ebbene, esplicito lo sono stato proprio nel commento al primo di questi articoli, di cui riporto qualche stralcio di seguito, così da fornirvi un’ampia panoramica delle mie motivazioni:

(…) Perchè mi auspico che #nofreejobs non diventi un progetto promozionale? Semplice perchè sento molto parlare di viralità, di case history, di social media specialist, quando (…) senza il reale problema ed una serie di contingenze non c’è specialist che tenga. Io stesso che ho dato il tanto celebrato motto all’iniziativa, ho solo indovinato quelle 4 parole a casaccio che hanno aiutato a scatenare il putiferio. Sai quanti motti invento al giorno… Questo per farti capire che non ci sono particolari meriti in quella fase, molto casuale e condizionata dal reale bisogno delle persone coinvolte di far emergere un reale problema, anche “coperti” dal filtro del Web e sospinti dalla forza del gruppo (mera sociologia spicciola, ma non lontana dalla verità, credo). I meriti di Cristina &co (io preciso non ho nessun merito poichè ho partecipato solo diffondendo per quanto nelle mie possibilità l’iniziativa!) sono venuti fuori nella fase immediatamente successiva, quando questi ragazzi hanno deciso di investire il proprio tempo per dare una “definizione” un pò più definita e concreta all’impeto emerso. (…) Attenzione perchè tutto può essere facilmente strumentalizzato e il #nofreejobs diventare magicamente l’iniziativa di un gruppetto pronto a farsi pubblicità. Io so che non è così (…). Però sono rischi che a livello strategico non si possono correre. O almeno questo è quello che pensa il sottoscritto.

A qualche giorno di distanza dalle mie parole posso constatare con enorme piacere che le due anime del movimento stanno producendo qualcosa di concreto e utile:

  •  da un lato Cristina Simone e Simone Cinelli coadiuvati dalle splendide competenze dei ragazzi di Web In Fermento hanno messo rapidamente in piedi un’intero progetto comunicativo culminato con un’applicazione per Android che, battendo ogni record, è riuscita già ad aggiudicarsi un premio nel weekend. (qui Video e Presentazione dell’App)
  • dall’altro Simone Tronconi, Mattia Marasco ed il team di Wikiculture, ricercando la via del dialogo partecipato hanno deciso di proporre una lista di 10 cambiamenti da recapitare al nuovo presidente del consiglio. 

Che cosa aggiungere, se non i miei complimenti a tutte le persone che stanno spendendo il proprio tempo libero per promuovere questa giusta causa. Bravi.