Non amo particolarmente la tendenza tutta internettiana ad annunciare la “morte” di un servizio.

Qualche tempo fa, chiaccherando con l’amico Francesco Del Franco espressi le mie perplessità in tal senso…

Sicuramente il lanciarsi dei cosiddetti guru in affermazioni altisonanti (che altrove ho definito “per le allodole”), è, a mio parere, quasi imposto dal “mantello da indovini” che portano sulle spalle. Probabilmente se non fai predizioni (meglio catastrofiche!), non puoi fregiarti dell’appellativo di guru. Questa è una tendenza molto diffusa nella blogosfera. Un pò come quella di attaccare o difendere a spada tratta uno strumento piuttosto che un altro, quasi sospinti da un orgoglio tribale da sostenere nei confronti del nemico (penso a Twitter Vs Facebook), dimenticandosi spesso che stiamo parlando di strumenti e che è l’utente, con il suo utilizzo che ne determina essenzialmente le differenze. (dal blog di Estrogeni)

Poi in questi giorni ho assistito ad una sorta di evoluzione in questa tendenza globale al ne(t)crologio: Google in persona che, nel suo blog ufficiale, dichiara in tutta tranquillità la “scomparsa” di alcuni dei suoi servizi che non hanno fatto breccia nel cuore degli utenti (per usare un eufemismo…)

We aspire to build great products that really change people’s lives, products they use two or three times a day. To succeed you need real focus and thought—thought about what you work on and, just as important, what you don’t work on. It’s why we recently decided to shut down some products, and turn others into features of existing products. (dal blog ufficiale di Google)

Interessante, no?