Sembrano passati anni luce da quando l’attenzone era tutta rivolta alla SEO, sigla che identifica l’indicizzazione nei motori di ricerca associata all’ottimizzazione delle pagine web e di conseguenza (come ci ripetevano tutti fino alla nausea) dei contenuti presenti al loro interno. Obiettivo primario del duro lavoro (molto tecnico, ma anche tanto comunicativo, pensiamo al link building, quello serio!) del SEO Specialist è (era?!?) la visibilità di un sito e di conseguenza il traffico generato in entrata.

Poi è arrivato il Social Web a sconvolgere tutto a botte di piattaforme social in tutte le salse, dapprima semplici strumenti di divertimento e poi sempre più decisivi nel processo decisionale dell’utente, tanto da influenzarne anche le ricerche sul Web (e pertanto da mettere in difficoltà i motori di ricerca).

Dal mito dei primi sui motori di ricerca, si sta passando (si è già passati?!?) a quello di visibili e facilmente rintracciabili (anche) sui Social Network e ciò ha portalo alla ribalta concetti come la social content optimization, ovvero l’ottimizzazione dei contenuti con il duplice obiettivo della visibilità associata alla condivisibilità.

Una tabella creata da Edelman Digital si concentra proprio sui processi della SCO, analizzando le tappe da attraversare, a seconda del tipo di contenuto (testo, audio, video…) da promuovere socialmente.

Mi sembra interessare riportarvi la tabella e chiedervi un parere…

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