Ieri davo un’occhiata con aria nostalgica ad alcuni miei vecchi articoli quando mi sono imbattuto in un post, di circa un anno fa, in cui mi domandavo se Facebook fosse la soluzione per il marketing.

In quel brano analizzavo soprattutto quelle che erano le criticità che potevano condizionare in negativo una strategia marketing improntata su Facebook.

A quel punto (pensiero piuttosto banale, lo ammetto!)… perchè non analizzare se le criticità che avevo ravvisato allora, fossero state risolte da Zuckerberg e compagni

Detto… Fatto!

Passando in rassegna, una pe una, le problematiche scovate un anno fa e la situazione odierna, si possono fare una serie di riflessioni interessantissime sull’evoluzione dello strumento Facebook. Procediamo…
   

Facebook non è adatto a tutti. A livello marketing Facebook è molto utile per chi già si trova  “prepotentemente” sul network, ma pressochè nullo per le persone che ne stanno al di fuori. Se si cerca un’attività su Google e si trova la “page” di Facebook, c’è la possibilità che il cliente, non troppo famigliare con lo strumento, passi al risultato di ricerca successivo

Dire oggi che Facebook non sia adatto a tutti ha sempre meno senso. A livello demografico gli utilizzatori del Web e quelli di Facebook coincidono. Anzi gli sviluppi dell’ultimo anno hanno portato Facebook a diventare un macro-contenitore chiuso, una sorta di piccolo Web. E il fatto che molti utenti trascorrino la propria “vita internettiana” pressochè esclusivamente dentro a questo contenitore non fa che confermare questa ipotesi.

Gli utenti di Facebook non sono ancora pronti per comprare. Chi  “gironzola” per Facebook, non è abituato ad utilizzare la piattaforma per fare acquisti. Ciò lo differenzia da Google Adwords, in cui gli annunci pubblicitari vengono visualizzati proprio dove la gente ha effettuato una specifica ricerca, con molta più probabilità disposta ad aprire il portafogli.

Sebbene sia ancora vero che la predisposizione all’acquisto di un utente che cerca qualche cosa (Google) sia sicuramente maggiore di quella di un utente che “cazzeggia” (Facebook), è anche vero che Facebook Ads garantisce, oltre agli annunci classici, una serie di opzioni pubblicitarie (le cosiddette sponsored stories) che hanno ottimi risultati nell’aumentare l’engagement della community online di utenti, “spingendo” il passaparola. In poche parole gli annunci di Facebook sono sempre più utili per una presenza su Facebook. E tutto ciò conferma ancora una volta la tendenza del Social Network a diventare sistema chiuso e completo.

Le pagine di Facebook hanno ancora dei limiti. Per connettersi col cliente, per fidelizzarlo, per ottenere dei feedback, per promuovere prodotti o iniziative, le “page” sono davvero funzionali. Vi sono però ancora dei limiti in ambito marketing. Per esempio non si può avere un negozio online o ottenere un elenco di abbonati e-mail; non si può avere un design individuale che si differenzi dalla concorrenza. Le pagine di Facebook funzionano meglio quando agiscono come un trampolino di lancio per attirare i visitatori verso il sito web ufficiale.

 Ecco qui. Altri “tabù” che son crollati. Non solo sono disponibili applicazioni che permettono di creare una copia del proprio ecommerce su Facebook, con tutte le funzioni di un normale commercio elettronico. Ma addirittura si possono costruire piattaforme di ecommerce anche esclusivamente sul Social Network. Anche per quanto riguarda la personalizzazione della pagina è tutto “un altro vivere”: si possono inserire azioni di lead generation diretto (form per newsletter, contatti e via dicendo) ed è ormai prassi creare una pagina di atterraggio personalizzata e volendo un vero e proprio mini-sito all’interno della page.
E se prima si poteva puntare a generare traffico fuori da Facebook, ora si può pensare ad un’esperienza dell’utente legata alla marca, completamente all’interno di Facebook.

Facebook non è il massimo per la ricerca con parole chiavi. Google avrà sempre in più di Facebook la ricerca per parole chiave. Google rende visibile il tuo sito web, nel motore di ricerca, da letteralmente migliaia di punti di accesso diversi. Questi punti di ingresso sono concentrati intorno a parole chiave che non indirizzano per forza alla home. Ciò non accade su Facebook. Li si ha solo un punto di entrata, la fan page.

Anche da questo punto di vista, la situazione è un pò cambiata. Una sorta di “crisi” da overload informativo e da SEO troppo spinto ha investito le dinamiche di posizionamento attraverso keyword. Tutti inoltre si sono accorti dell’importanza dei consigli degli amici anche (e soprattutto!) quando si cerca qualcosa. I cosiddetti social layer, strati sociali applicati alla ricerca tradizionale, sono di fatto realtà e Facebook non solo è presente su Bing (in virtù dell’accordo con Microsoft), ma anche Google lo ha dovuto “accettare” nei suoi risultati. E l’influenza dei Like è sempre più importante nella SERP.

La pagina non è tua. La pagina su Facebook non è di proprietà dell’utente, è di proprietà di Facebook stesso. Mentre un sito tradizionale cresce grazie agli articoli, ai commenti, alle pagine ed acquista un valore anche materiale per il proprietario (che può decidere di venderlo, per esempio!), la pagina di Facebook resta una proprietà di Facebook e non ci si può fare proprio tutto quello che si vuole.

Eccolo qui il tasto dolente. Ebbene questo problema non è stato (e non sarà mai!) risolto. Purtroppo è ancora così: tutto ciò che è dentro a Facebook è di Facebook ed è soggetto alle leggi (talvolta incomprensibili) di Facebook con tutto ciò che questa situazione comporta. Questa è la motivazione principale che mi spinge a consigliare sempre e comunque, all’interno di una strategia social, la costruzione del blog.
Il blog, oltre a trasformarsi in prezioso punto di raccordo dei vari account social, è di proprietà esclusiva dell’azienda e costituisce, tra le altre cose, un’ipotetico baluardo difensivo nel caso di problemi di ogni sorta, o situazione di crisi comunicativa.

Spero che questo post di confronto possa essere utile a voi, come o è stato per me che l’ho scritto. Le dinamiche di Facebook sono spesso frenetiche e i cambiamenti alla sua piattaforma sono quotidiani, tanto che a volte, è difficile percepirne la direzione globale. Ecco perchè credo che un raffronto più ampio abbia fatto emergere considerazioni interessanti.

E voi che cosa ne pensate di queste riflessioni? Quali condividete e quali no?