I Social Network continuano la loro diffusione esponenziale, tanto che in molti si chiedono se ha ancora senso costruire il blog aziendale sempre e comunque. Oggi ne discutiamo anche grazie a nuovi contributi…

Qualche tempo fa scrissi un post nel quale mi domandavo se la diffusione dei Social Network avesse in qualche modo indebolito il blogging.

Decisi di analizzare la situazione scindendo blog personali da blog aziendali e giunsi alla conclusione che, in entrambi i casi (ma con sostanziali differenze!), il blog avrebbe dovuto rappresentare il nucleo della comunicazione, intorno a cui dovevano muoversi, come dei pianeti di un sistema solare, le differenti presenze sociali (fortemente interconnesse tra di loro e con il nucleo stesso).

Oggi commentando un post di Paola Frateschi (che vi consiglio di leggere!), proprio sullo stesso argomento,  sono “incappato” in un’intelligentissima obiezione di Gabriella Sannino, che mi chiedeva se il blog, come nucleo comunicativo, potesse essere adatto, sempre e comunque, a tutte le realtà aziendali

Ho deciso di scrivere questo post per esprimere il mio punto di vista e (soprattutto!) per invitarvi a condividere il vostro, su una questione che reputo importantissima e non ancora soluzionata.

Questo il commento integrale di Gabriella…

I would write this in Italian but I fear I would make too many mistakes and I don’t have time for Google translate right now lolol.I’m going to play the devils advocate because I think you can handle it ;)lolol. Here is my question, what if your client’s business has never blogged before? How would you approach them to blog? How would you “sell” them that having this nucleus (blog picture above) become the main communication tool for communicating, sharing and networking?


Here is an example you have a client and all their website is used for are setting appointments. While I love your ideas and strongly recommend it to a lot of my clients sometimes we have to keep in mind that some services just don’t need a blog. Or it’s not their main focus. They do need to socialize and maybe they use email marketing, newsletter where they can update their readers with the latest bells and whistles. Even Fan pages etc. etc. but my point is I don’t think “blogs” should be the nucleus at least not as a blank business model for being online. What do you think? :)

Comincio con il dire che l’obiezione di Gabriella non solo è di assoluta pertinenenza ma ci mette anche di fronte ad un esempio reale (e molto tipico!) di cliente (leggi azienda) che non ha mai avuto prima un blog e si chiede se sia realmente utile ed efficace “aprirne” uno (considerato anche l’innegabile dispendio in termini di risorse per costruirlo e tenerlo aggiornato).

Premetto che personalmente considero l’attività di blogging aziendale:

  1. fortemente connessa con una certa politica di comunicazione (sia interna che esterna) votata alla trasparenza;
  2. un potente strumento di affermazione e di legittimazione del know how aziendale, e di conseguenza di rafforzamento del brand

A mio parere il blog deve essere rafforzato da un contorno di presenze social, che ne garantiscano una visibilità orientata agli utenti (oltre che un maggiore potenziale in termini SEO) e completino un vero e proprio network di amplificazione dei contenuti.

Scendendo poi nel dettaglio, per cercare di rispondere a Gabriella e fornire la mia opinione, direi che è opportuno operare le dovute distinzioni, attraverso una serie di “discriminanti aziendali” che ci possono far capire se un blog sia sempre una soluzione adatta da proporre. 

Risorse: senza non si va da nessuna parte.
Spesso le aziende non si rendono conto che sebbene costruire un blog sia piuttosto semplice, sono necessarie delle risorse (interne o esterne) per il mantenimento del blog stesso, per la produzione dei contenuti, per la coordinazione della presenza online. Se un’azienda non ha queste risorse o non vuole investire per dotarsene è molto dura pensare di varcare la soglia. 

Storytelling: predisposizione naturale o volontà di mettersi in gioco.
L’azienda ha qualcosa da comunicare? Nel caso di attività e settori di mercato ad alto potenziale di storytelling (che abbiano cioè qualcosa di interessante da raccontare e quindi facilità nella produzione di contenuti interessanti ed originali) credo proprio che sia facile da far comprendere la cliente quelle che possono essere le opportunità di un’investimento in tal senso (considerando sempre un’attenta pianificazione strategica!).  Ultimamente, per esempio, ho avuto a che fare con una compagnia teatrale, a cui ho presentato come obiettivo online proprio la generazione di un network comunicativo dinamico, centrato su blog e socialmedia, data anche l’enorme quantità di materiale a disposizione ed il settore di mercato naturalmente predisposto a “raccontare storie”.

Diverso il caso in cui il settore di mercato o l’azienda non abbiano questa capacità intrinseca di generare contenuti (per esempio un’azienda che produce attrezzature per officine che sicuramente ha un “sex appeal” minore di una compagnia teatrale). In questo caso si tratta di capire se si può in qualche modo stimolare tale attitudine (a patto che ci siano le risorse!) con qualche inziativa “ad hoc”. Mi viene per esempio in mente la possibilità di rendere il blog uno spazio condiviso di chi nell’azienda lavora e dimostra le proprie conoscenze, coinvolgendo la nicchia di riferimento, su argomenti molto specifici.

Un ultimo caso, probabilmente proprio quella tipologia di cliente a cui fa riferimento Gabriella, è dato da un
settore di mercato in cui non ci sia proprio possibilità di sfruttare nè una facilità di produzione contenuti nè una “riqualificazione” del brand grazie alla condivisione di conoscenze molto specifiche. Pensiamo per esempio ad un’agenzia di finanziamenti che non ha nulla da raccontare ed ha bisogno solo ed esclusivamente di proporre le proprie offerte ai clienti interessati.
In questi casi effettivamente “si fa dura” per il blog (come anche per i Social Network che io considero spesso in un pacchetto unico) e probabilmente le alternative di Lead Generation (Email Marketing, Newsletter…) risultano più appropriate.

Gabriella ha ragione: non possiamo considerare il network aziendale online come un blank business model (che va bene cioè sempre e comunque!). Probabilmente neppure io stesso, che spesso considero il presidio dei canali sociali come fondamentale, mi sentirei di proporlo come prioritario ad aziende dell’ultima categoria affrontata.

Resto comunque fortemente convinto che se si decidono di intraprendere iniziative di marketing sociale sia indispensabile avere un blog come nucleo forte che controlli il flusso della comunicazione, ne tenga le fila e dia sempre una risposta istituzionale a quelli che sono gli impulsi rilanciati dagli utenti attraverso i socialmedia.
Credo inoltre che un blog garantisca una difesa maggiore anche in situazioni di crisi comunicativa poichè permette all’azienda di “giocare” sul proprio tavolo, a patto comunque di garantire coerenza con il resto della presenza online.

Scusate se mi sono un pò dilungato ma l’argomento mi ha molto coinvolto. Spero di non avervi tediato troppo, di aver risposto chiaramente a Gabriella (la prossima volta in inglese!!!) e di aver dato il mio contributo sulla questione.

A questo punto vi invito caldamente a dire la vostra e a provare anche voi a rispondere a Gabriella!