Di etica nel Social Web sentiamo spesso parlare. E nonostante l’argomento sia spesso dibattuto, sono fermamente convinto della necessità di mantenere i riflettori accesi e l’attenzione focalizzata sul tema. Ritengo che maggiore informazione e consapevolezza, anche (e soprattutto) dei non addetti ai lavori, possa rivelarsi fondamentale per la costruzione di una Rete migliore. Da qui la citazione “de (social) etica disputandum est” che da il titolo al post.

L’ “evento” che ha riportato la mia attenzione su questo argomento è stata la pubblicazione di un articolo su Wired, riguardo alla compravendita di Fan su Facebook. L’inchiesta ha prodotto nella blogosfera una serie di reazioni, ampiamente condivisibili, tra le quali quelle di Doctor Brand e Giorgio Soffiato, a loro volta “alimentatori” della conversazione, a colpi di post, tweet, discussioni friendfeedare e facebookiane…

Non è mistero che, negli ultimi tempi, si stia sviluppando un mercato di compravendita di “seguaci” nei Social Network (siano Fans di Facebook o Followers di Twitter). Basta cercare su Google ed in pochi minuti (se non secondi) ci si può trovare dinnanzi ad annunci che millantano, per pochi euro, la vendita di “like” o “follow” a prezzi abbordabilissimi.

Di certo aumentare il “parco fan” può avere effetti positivi sul brand e sulle sue attività, ma aumentarlo in questa maniera lascia alcune perplessità e fa sorgere domande di natura anche piuttosto banale. Chi sono? Da dove vengono? In che modo sono stati convinti a seguirmi? Sono profili reali? E soprattutto quale reale valore apportano ai miei profili Social?

I 3 articoli (su Wired, Doctor Brand e Marketing Arena) che vi ho segnalato in precedenza rispondono in modo esauriente a tutte queste domande.

Dal canto mio posso dire (e me ne sono già occupato) che, se a “colpo d’occhio” i numeri sono importanti (pensate la differenza che fa entrare in una pagina di FB con 100 Fan, rispetto ad una che ne conta 15.000…), basta ampliare un minimo la profondità d’analisi per fargli perdere importanza.

Affinchè una strategia di Social Media Marketing funzioni (e che “il gioco valga la candela”) debbano esserci interazione, partecipazione e condivisione, parole chiave del Social Web. I numeri fini a se stessi possono valere per “fregare” furbescamente i meno attenti (e/o esperti…). Ma sono altri i parametri essenziali per un Web Marketing ricettivo e di ascolto. Pratiche “pinocchiesche” di questo genere sono sicuramente destinate a venir meno, con l’aumento delle competenze popolari legate agli strumenti di utilizzo.

E poi, se un brand non ha la potenzialità o le capacità di proporsi ai propri clienti in una “veste social”, perchè non investire in altri settori promozionali più congeniali. L’esserci a tutti i costi, perchè è di moda, non sempre paga. Anzi non paga quasi mai.

Qualcosa da aggiungere? Che la conversazione continui…