Ieri sera dando una “spulciata” agli articoli della scorsa settimana con argomento Foursquare (su cui sto preparando una bella tesi magistrale…) sono incappato in una serie di “pezzi” sul “caso Foursquare e Mcdonald’s” che mi hanno portato ad alcune riflessioni sulla geolocalizzazione e sul monitoraggio dei risultati.

La campagna… Mcdonald’s è stato uno dei brand ad investire nella promozione basata sulla geolocalizzazione sociale. Nello specifico, durante il Foursquare Day, in Aprile, il colosso del fast food aveva dato vita ad un’innovativa iniziativa di marketing della durata di un weekend: tutti coloro avessero fatto un check-in da Foursquare, all’interno di uno dei locali della catena, avrebbero guadagnato dei buoni sconto da 5 o 10 dollari.


I risultati… Dopo aver valutato i risultati effettivi della campagna,  Rick Wion, responsabile del social media marketing di Mcdonald’s si è lanciato in una dichiarazione del tipo “un investimento di meno di 1000 dollari su Foursquare ci ha consentito di aumentare del 33% le visite fisiche nei nostri fast food“. Naturalmente in un momento l’iniziativa si è trasformata in una case history dal successo spropositato tanto da fare il giro della Rete in meno di una giornata.

Ma… Qualcheduno si è messo a fare un pò di calcoli è ha capito che il 33% di aumento di visite fisiche ai locali rappresentava un numero spropositato, nettamente maggiore anche di tutti gli utenti di Foursquare degli USA. In effetti ciò che era aumentato del 33% erano effettivamente il numero di check-in: una cosa assolutamente differente. Avvedutosi dell’errore Wion si è affrettato a correggersi, via Twitter e la storia più calda della scorsa settimana si è rapidamente sgonfiata.


Concludendo… La geolocalizzazione è uno dei fenomeni del momento. L’entrate in scena di Facebook Places la sdoganerà probabilmente anche al di fuori della nicchia di early adopters che fino ad ora l’hanno utilizzata. Strumenti come Foursquare possono offrire un’opportunità di business davvero importante per le aziende che sapranno coglierne i modi e tempi di utilizzo. Tuttavia tutto ciò non deve portare a facili entusiasmi, a gridare al “miracolo markettaro”. I numeri ottenuti da Mcdonald’s sono comunque estremamente positivi, considerando soprattutto il piccolo budget speso, ma per arrivare alla beatificazione della geolocalizzazione, in chiave business, il passo è lungo.

E poi c’è tutto il problema dei “falsi check-in”, che analizzerò in uno dei prossimi post e che ancora rappresenta uno dei limiti della geolocalizzazione sociale e (soprattutto) delle sue applicazioni in ambito business.

Articoli che mi hanno portato alla riflessione:

Per approfondire su Foursquare, sui check-in e sulla geolocalizzazione, ecco alcuni miei articoli:

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