Oggi ho optato per una riflessione sul caos che circonda il mondo dei Social Network. Quotidianamente riceviamo “consigli” di esperti che ci invitano a mollare Facebook per migrare altrove, magari su Diaspora… e intanto il nuovo Twitter non sembra niente male…

Su Wired si può leggere un’interessante articolo sul perchè non dovremmo più essere su Facebook, da parte di David Rowan. L’intervento dell’editore di Wired Uk si concentra su alcune grandi massime anti-facebookiane che io mi sono permesso di tradurre liberamente in questo modo:

  • gli interessi delle grandi compagnie non collimano con gli interessi dei singoli utenti;
  • una volta entrati nel meccanismo Facebookiano è impossibile ricostruirsi un’identità differente;
  •  le informazioni che si donano per uno scopo verranno inevitabilmente utilizzate per altro, e magari contro di l’utente;
  • le persone su Facebook esagerano e non realizzano di stare condividendo “argomenti privati”;
  • adoperando Facebook, si permette ad un’azienda di fare dei soldi grazie alla nostro patrimonio di relazioni sociali e doti comunicative.

Tralasciando la banalità delle osservazioni (comunque ampiamente condivisibili) di Rowan, mi chiedo verso quali lidi potrebbe emigrare l’insaziabile desiderio di 2.0 degli utenti di internet.

La risposta sembrava essere Diaspora, un progetto di Social Network open-source, autoproclamatosi paladino della privacy degli utenti, che ha fatto davvero tanto parlare di sè negli ultimi mesi (basta fare una breve ricerca su Google!) e rastrellato grazie al buzz anche una discreta sommetta di denaro.
Diaspora è “uscito”, o meglio è stato rilasciato il codice libero, anticamera di quello che dovrebbe trasformarsi in una delle applicazioni più rivoluzionarie dei prossimi anni. Risultati? Ebbene riporto un estrato di un articolo di ieri di Punto Informatico (sempre molto affidabile in queste riflessioni), che si è dimostrato molto critico nei confronti dello sviluppo del software, definendo Diaspora come un colabrodo.

(…) Proprio il rilascio del prematuro codice, tuttavia, insieme all’attenzione della community ha attirato le prime serie critiche: coloro che l’hanno testato avrebbero riscontrato problemi di sicurezza. Naturalmente gli sviluppatori avevano accompagnato il rilascio con l’avviso che le linee di codice finora sviluppate non erano affatto prive di bug e che potevano esserci “vulnerabilità”. Ma a quanto pare le proporzioni non sarebbero accettabili. Per quanto si tratti di una prima versione rilasciata quasi esclusivamente per lanciare un amo, proprio sulla questione della sicurezza dei dati è nata Diaspora: l’idea che, assicurando agli utenti la possibilità di organizzare una sorta di snodo personale su cui contenere le proprie informazioni da far transitare poi sul social network, avrebbe permesso di superare le minacce poste del controllo dei server da parte di Facebook. E solo pochi giustificano l’operazione guardando alla sua natura open source e in fieri. Tanti, infatti, gli osservatori che lo hanno analizzato ritenendolo ancora molto lontano da livelli accettabili di sicurezza per l’elevato numero (già più di 140) di vulnerabilità e difetti. (Punto Informatico)

Quindi su Facebook non dovremmo esserci, Diaspora per il momento è ancora in alto mare… In massa verso il nuovo Twitter?

fonte immagine: davidbarrie.typepad.com