Oggi niente Web Marketing, niente Social Network, niente posizionamento. Oggi torno ad una delle mie passioni più vecchie, il calcio. Mi voglio concentrare sulla Coppa del Mondo, l’avvenimento mediatico dell’anno, e soprattutto sulla squadra che ha trionfato: la Spagna

Nonostante il sottoscritto non abbia alcun legame (per lo meno noto!) con il polpo Paul (protagonista indiscusso insieme a Maradona di tutta la kermesse sudafricana…), consideravo la Spagna la favorita assoluta alla vittoria di questo mondiale, non solo perchè veniva da un Europeo trionfante e da una sfilza di risultati utili impressionanti ma anche perchè il calcio iberico è in questo momento rappresentato da una serie di fenomeni, raramente presenti nella stessa squadra, nello stesso momento (almeno che io mi ricordi).

Solo un fattore poteva, a mio avviso, fermare la corsa della “Roja”, e cioè la presunzione di essere molto più forti degli altri, un certo narcisismo che si avvertiva alla vigilia. Tutto paradossalmente spazzato via dalla semi-figuraccia rimediata all’esordio contro i modesti svizzeri (ricordiamo comunque che la Spagna ha dominato quella partita in largo e in lungo e che ha perso in maniera che definire casuale è un eufemismo…). In quel momento ho capito che la Spagna poteva vincere, e da li in poi è stato tutto un crescendo di vittorie, anche sofferte, che li hanno portati meritatamente sul tetto del mondo. Per la verità c’è stato un frangente in cui ho sperato nell’Argentina, esaltatissimo dall’idea che fosse Blatter (o ancora meglio Platini) a depositare la coppa direttamente tra le braccia del Dio del calcio, sua maestà Diego. Ce n’è stato un altro in cui la terribile banda di Joachim Lowmi ha fatto pensare di poter mettere in difficoltà le furie rosse, con il suo gioco fresco e sbarazzino ma pur sempre condito dalla tipica solidità teutonica.

Ed invece no… ha vinto la Spagna, perchè è la più forte, perchè un centrocampo così non ce l’aveva neanche il Brasile del 70 (Xavi ed Iniesta di un altro pianeta), perchè ha un progetto che è partito nelle selezioni giovanili attorno al 2000, perchè il gruppo è lo stesso da diverso tempo ed i giocatori si conoscono a memoria, perchè Aragones prima e Del Bosque poi hanno cercato di snaturare il meno possibile le caratteristiche dei propri giocatori e hanno dato continuità al progetto, perchè se fai in media il 65/70 % di possesso palla, vuol dire che gli altri ti guardano mentre tu giochi, perchè se vinci anche quando uno dei tuoi punti di forza non sta in piedi (mi riferisco al Niño, controfigura di se stesso) significa che è il gruppo a far la differenza, perchè se hai in panchina gente come Fabregas, Mata, Silva e Jesus Navas, che giocherebbero titolari in qualsiasi altra nazionale (altro che Pepe, Bocchetti, Iaquinta e soci…) vuol dire che sei veramente la più forte…

Insomma complimenti a questa squadra che, grazie ad un’età media relativamente giovane può davvero fare la storia del calcio, dopo aver raggiunto la Germania di Beckenbauer e la Francia di Zidane… E non sembra che all’orizzonte ci sia qualcuno in gradi di fermarla…

Que viva España… a celebrarlo amigos!