I fatti di Milano, hanno avuto come uno degli effetti principali, l’attacco frontale ad Internet, ed in particolare a blog e social network accusati di surriscaldare ulteriormente il clima politico già incandescente che si respira in tutta la penisola, istigando alla violenza.
L’affermazione che ha fatto scatenare il putiferio all’interno del mondo di internet è stata del ministro dell’interno Maroni che ha dichiaratoStiamo valutando di oscurare i siti internet che incitano alla violenza. La possibilità che tutti hanno di mettere sul web messaggi che inneggiano alla violenza è un problema serio. Questo è un reato: si chiama istigazione a delinquere e deve essere perseguito”.

Per rispondere a questa affermazione del ministro Maroni ho deciso di proporre una carrellata di articoli, di esperti del Web (capito onorevole Carlucci…!), che vi spiegano in maniera logica perchè Internet non deve essere sottoposto a controllo maggiore, perchè non deve essere censurato!
Insomma il mio blog oggi si trasforma in un’aggregatore di articoli scritti da persone davvero competenti, che conoscono Internet come le loro tasche.

Il primo che voglio sottoporvi è un articolo di Massimo Mantellini, esperto di problematiche di Internet, pubblicato sul suo blog e su Punto Informatico (il più importante quotidiano italiano di informazione su Internet, informatica e comunicazione) che intravede una similitudine, anche se con le dovute proporzioni, tra la caccia alle “streghe digitali” che ha contraddistinto il periodo post 11 settembre negli USA, e ciò che sta avvenendo nel “belpaese” dopo i fatti di Piazza del Duomo: “mentre la storia recente ci racconta che il crollo delle Torri fu la ragione (o il pretesto) per un giro di vite sulla libertà di tutti i cittadini americani, attraverso una legge, denominata Patriot Act, scivolata liscia come un saponetta bagnata nel suo percorso parlamentare sull’onda dell’emozione dell’attentato, anche da noi si inneggia alla necessità di un maggiore controllo”. Mantellini prosegue: “varrà la pena ricordare che la libera espressione dei cittadini è un valore fondante di tutte le democrazie e non solo un cospicuo impiccio per la gestione del consenso politico”; e ancora “nemmeno serve ripetere per la millesima volta che Internet non è un luogo “altro” rispetto al resto delle nostre vite e che, come tale, è sottoposto alla vigente giurisdizione, né più e né meno di una piazza delle nostre città”.

Un’altro articolo che vale sicuramente la pena leggere è di Michele Ainis, pubblicato su “La Stampa on-line”. Ainis si interroga sugli utenti dei Social Network e sulle loro “pulsioni aggressive” partendo da una domanda cruciale: “Lo squilibrato che ha ferito Berlusconi raccoglie 50 mila fan tra i navigatori della Rete. Significa che la Rete è a sua volta squilibrata? Significa che ha urgente bisogno di una camicia di forza, o almeno d’una museruola?”.
Risponde al quesito sviscerando tre punti essenziali. Sottolinea dapprima l’importanza della posizione del parlante: “altro è se racconto le mie ubbie agli amici raccolti attorno al tavolo di un bar, altro è se le declamo a lezione, soffiandole all’orecchio di fanciulli in soggezione davanti alla mia cattedra. In quest’ultimo caso ho una responsabilità più alta, e dunque incontro un limite maggiore” (anche la legge distingue tra manisestazione ed esternazione del pensiero!). Si sofferma poi sull’idea che internet sia una “piazza virtuale”, “un luogo in cui si chiacchiera, senza sapere bene con chi stiamo chiacchierando. Le chiacchiere, poi, hanno sempre un che d’aereo, di leggero”. Infine evidenzia la differenza “tra il dire e il fare”: “ecco infatti la soglia tra il lecito e l’illecito: quando la parola si fa azione, quando l’idea diventa evento. In quest’ipotesi è giusto pretendere un castigo, però a due condizioni, messe nero su bianco da decenni nella giurisprudenza americana: che vi sia una specifica intenzione delittuosa e che sussista un pericolo immediato”.

Il pezzo però a mio avviso più azzeccato è stato una sorta di “lettera aperta al consiglio dei ministri” pubblicato da Marco Montemagno nel suo blog. L’esperto di Internet, ultra famoso nella Rete, per l’iniziativa di promozione del Web “Codice Internet” , ma noto anche al di fuori di essa per il programma “Io reporter” di SkyTg24, propone un’apologia della rete con una lucidità disarmante (leggi Schifani… leggi!).
Giustamente focalizza l’attenzione sul fatto che Internet non sia il paese delle meraviglie ma “un mondo di opportunità e ovviamente anche di nuove problematiche da gestire”. Definisce la Rete “la spina dorsale del destino nostro e dei nostri figli” e si stupisce una volta di più che i politici prendano ogni possibile occasione al balzo per scagliarsi contro Internet, utilizzando una serie infinita di luoghi comuni senza senso caratterizzati da ignoranza e da interessi di altra natura (è soprattutto il secondo punto che fa paura!), proponendo misure censorie nei confronti dell’online. Montemagno non predica, spiega e lo fa con razionalità. Che cosa è internet, che cosa sono i social network, perchè va difeso l’anonimato in rete, e cosa può essere invece davvero utile alla causa: “serve una cultura della Rete. Conoscerla per sviluppare insieme una nuova etica e sviluppare un senso di responsabilità rispetto a un organismo che ancora conosciamo poco e che nessuno sa bene come evolverà. Serve pensiero non servono leggi.

Naturlamente invito tutti a leggere integralmente i “pezzi”originali.