Nel dibattito degli ultimi giorni sul rapporto tra Internet e regole giuridiche, si inserisce il professor Ignacio Arroyo, ordinario di diritto all’ Università Autonoma di Barcellona, che sulle pagine del quotidiano spagnolo El Pais offre un contributo a mio avviso molto significativo sul diritto del web (qui la versione originale in spagnolo).

Arroyo esamina la situazione giuridica nei vari paesi, partendo dal fatto che Internet debba essere considerato “patrimonio dell’umanità” e protetto in quanto strumento che ha democratizzato l’accesso alla conoscenza, alla cultura e all’intrattenimento.
Il problema è che sono presenti differenze evidenti nelle legislature vigenti nei vari paesi dell’ UE: in Francia, Inghilterra e Usa la lotta al download illegale si è innasprita negli ultimi mesi, grazie soprattutto a leggi sempre più dure (dottrina Sarkozy docet); in Italia e Spagna siamo ancora in una fase transitoria che ammette il download senza scopo di lucro.
Arroyo, alla ricerca di una “soluccion duradera” e soprattutto comune al problema legale, si concentra su alcune considerazioni ampiamente condivisibili, che possiamo così sintetizzare:

- “Problemi comuni esigono soluzioni comuni”. Internet pone “un problema planetario, comune a tutta l’umanità”. La rete ha permesso la comunicazione senza frontiere fra gli uomini, l’accesso libero e gratuito alla cultura e al sapere. Ha esteso a tutti la libertà di espressione. Per tutelare questi diritti, senza rinunciare a combattere l’illegalità e le sue conseguenze, sarebbe il caso di giungere a una convenzione internazionale su internet e le sue applicazioni.

- “Internet deve essere considerato patrimonio dell’umanità”. Una bella “investitura” dopo la candidatura di Internet a Premio Nobel per la pace 2010, proposta da Wired.

- La legge sul copyright va rivista in chiave più moderna, soprattutto riguardo ai tempi che devono passare dalla proprietà privata al dominio pubblico, che dovrebbero ridursi drasticamente quando si parla di contenuti intellettuali, che danno accesso a cultura e informazione.

- “Si deve tutelare la proprietà intellettuale ma senza proibire la riproduzione del materiale per uso privato e senza scopo di lucro”.

- “Il punto di equilibrio tra retribuzioni ragionevoli e libertà di accesso può venir fuori da un’ipotetico canone minimo incluso nella quota di accesso ad internet tramite i provider“. Diciamo prendendo spunto da ciò che avviene con successo per le fotocopie.

- “La repressione serve a poco”. Sarebbe più opportuno continuare a stimolare cultura e conoscenza grazie all’aiuto “insostituibile” del download, ma proteggendo i creatori senza però garanzia a “vita” poichè la sicurezza in questo campo è nemica del progresso.

Mi sembra che le parole di Arroyo siano molto ben ponderate e figlie di un buon senso che dovrebbe essere condiviso anche dalla classe politica. Cosa ne pensate?