Pubblico oggi sul mio blog, l’articolo che ho pubblicato ieri su Camminando Scalzi, blogzine amica che consiglio a tutti di visitare. Ho voluto analizzare a che punto siamo arrivati con la semplificazione della burocrazia attraverso l’uso del web. E-gov, PEC, abbattimento del Digital Divide. Ma non è tutto rosa e fiori.

L’altro giorno era Halloween, giorno in cui i Celti celebravano l’incontro tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Non potevo cogliere momento migliore per “parlare” di quello che considero uno dei più pericolosi “morti viventi” della società moderna: la burocrazia.
La burocrazia è riconosciuta universalmente come “l’organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità ed impersonalità. Il termine, definito in maniera sistematica da Max Weber indica il “potere degli uffici” (dal francese bureau): un potere (o, più correttamente, una forma di esercizio del potere) che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutte e immodificabili dall’individuo che ricopre temporaneamente una funzione“.
Negli ultimi tempi, anche in Italia, si sente spesso parlare in riferimento all’apparato burocratico dei tentativi di snellire le pratiche, di superare gli stalli, di accelerare i processi, in tutti i campi economico-sociali ma soprattutto nella Pubblica Amministrazione.
In molti invocano il passaggio in toto all’ e-government, visto dagli esperti come il paladino nella lotta agli sprechi di tempo e denaro.
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Ma cosa si intende esattamente per e-government? Quando si parla di e-government ossia “amministrazione elettronica”, si fa riferimento a tutti quei servizi pubblici che possono essere svolti senza difficoltà attraverso internet: dalle semplici ricerche di informazioni a servizi più complessi, che normalmente richiedono carte da compilare, code da affrontare e tanta burocrazia da sopportare.
I lati positivi sono molti: l’uso di internet rende più facile e più diretta la comunicazione, ci sono meno costi sia per gli utenti che per l’amministrazione e le procedure sono molto più rapide.
Molte sono le amministrazioni regionali e locali che hanno deciso di seguire questa via:
sono di questi giorni le notizie della “conversione” di Roma all’amministrazione digitale con il “patto” tra Alemanno e Brunetta e dell’aumento della quantità e qualità dei servizi on-line nella PA di Toscana ed Emilia Romagna … e molteplici sono gli esempi in tutta la Penisola.
Ed è proprio il ministro della PA Brunetta, colui il quale sta spingendo molto l’acceleratore su questo tema, anche in maniera piuttosto ambiziosa: si pensi al Piano e-gov 2012 o al dibattito sulla tanto criticata PEC (posta elettronica certificata) considerata dal ministro passo fondamentale per lo sviluppo dell’e-gov, e dai detrattori (tra cui voci del calibro di Guido Sforza, presidente dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione) una mossa avventata (oltre che monopolistica!) per la privacy dei cittadini (un soggetto privato controllerebbe una sorta di “anagrafe dei domicili informatici”) e secondaria dinanzi ai problemi derivati dal “digital divide”.
Per Digital Divide si intende alla lettera divario digitale: esso viene inteso come la divisione tra chi può accedere alle nuove tecnologie di comunicazione ed informatiche e chi no, principalmente a causa di condizioni economiche, dell’istruzione e dell’assenza di infrastrutture. Secondo le ultime ricerche di Giancarlo Livraghi, sembra credibile che il numero di persone online in Italia si possa collocare (secondo diversi criteri di frequenza d’uso) fra i 17 e i 21 milioni, che su una popolazione di poco più di 60 milioni, rappresentano un ottimo bacino d’utenza, da cui però restano fuori alcune fasce sociali, anagrafiche e/o geografiche importanti.
Lo stesso Obama, negli USA, sta avendo qualche problema nel tentativo di rivoluzione internettiana della burocrazia federale. Il presidente si sta già scontrando con attrezzature vecchie e regolamenti troppo vincolanti che sembrano impedirgli di portare a compimento in breve tempo quello che era uno dei punti della campagna elettorale.
Scendendo poi dal macromondo nazionale ed internazionale al mio micromondo personale, voglio riportare un’esperienza di questi giorni che ben fotografa il momento attuale di “vorrei ma non posso” e dimostra che tutti noi siamo ancora intrappolati nelle strette maglie della burocrazia (sfido chiunque a sostenere il contrario!).
Ieri ho (finalmente!) completato il lento e macchinoso iter burocratico per poter usufruire di una borsa di studio Erasmus, assegnatami presso l’Università di Strasburgo.
E con cognizione di causa posso sostenere che dove sarebbero potute bastare alcune mail, al massimo “supportate” da un paio di fax, mi sono trovato di fronte ad un percorso Kafkiano ad ostacoli fatto di firme, timbri, raccomandate con ricevuta di ritorno, che avrebbe potuto mettere alla prova anche il burocraticissimo Luigi XIV!
Il fatto poi che il paese in cui mi stia dirigendo sia proprio la Francia (paese in cui ancora oggi ci sono delle università destinate a “sfornare” i burocrati del domani, alle quali si accede dopo un anno di scuola preparatoria e un esame molto difficile, che assicura la partecipazione solo ai migliori, perché la burocrazia deve essere efficientissima!!!) ha aggiunto un pizzico di ironia pirandelliana alla situazione…
A che punto siamo quindi? Qualcosa si muove, non si può negare… certo la via è ancora lunga. Resto convinto comunque che si debba tentare di dissolvere il mostro burocratico dapprima in apparati sociali più “ridotti” ed in cui il digital divide non rappresenti un problema: mi riferisco, per esempio, proprio all’Università, in cui le infrastrutture mediamente funzionano e l’anagrafica e l’istruzione non dovrebbero rappresentare un ostacolo. In seguito si può tentare di affrontare la sfida in ambiti ben più “affollati” ed eterogenei quali la Pubblica Amministrazione.
Vi lascio con un ultimo dubbio sorto nella mia mente quando, giunto all’ufficio postale del mio quartiere, dopo mille peripezie, una volta spedita la lettera contenente tutte le pratiche necessarie alla mia iscrizione all’ università estera, sono stato invaso da una sensazione piacevole: forse la burocrazia esiste proprio per il sublime senso di appagamento che si prova quando la si sconfigge…