“Vado in Danimarca!”…. “Chissa come ti spennano!”… “No, mi ospitano!”… “Ah! Vai a trovare amici?!?”… “No… uso Couch Surfing!”.
Così si chiama (letteralmente “surfare tra i divani”); ed è una delle comunità on-line più in voga al momento, figlia dell’enorme e per nulla trascurabile spinta alla condivisione del web 2.0.
Couchsurfing presenta tutte le caratteristiche di un Social Network: ci si iscrive, si compila il proprio profilo, si pubblicano foto, si “stringono amicizie”, si comunica via mail. La peculiarità sta nel fatto che tutto ciò viene fatto in funzione di un solo obiettivo: viaggiare.
Chi partecipa decide il contributo da dare alla comunità dei travelers: da semplici risposte a richieste di informazioni sulla propria città, ad offerte di guidare i viaggiatori alla scoperta dei propri luoghi, fino adirittura ad ospitarli (e sottolineo ospitare, quindi senza lucro, in un periodo di crisi così…un bel vantaggio!) in casa, a seconda delle disponibilità di spazio e tempo. Da buon Social Network vi sono i gruppi (delle varie nazioni, regioni e città e chi più ne ha più ne metta…) che facilitano l’aggregazione degli utenti ed un ottimo motore di ricerca che permette di scovare le persone a secondo della zona di residenza. Tutto si basa sulla possibilità di commentare i profili degli utenti, funzionalità che porta alla creazione di una serie di feedback che garantiscono (in perfetto stile E-Bay), l’esistenza e l’affidabilità degli iscritti.
La sicurezza (tema tanto caro attualmente ai nostri media…e non solo…) viene inoltre garantita da una serie di verifiche degli amministratori sui profili (la privacy è però totalmente garantita, da una moltitudine di opzioni).
Una precisazione va fatta sulla mission della comunità che non è di viaggiare a basso costo (aspetto che comunque ha portato notorietà), ma di “costruire una rete internazionale di persone e luoghi, di creare scambi educativi, di aumentare la consapevolezza collettiva, di diffondere la tolleranza, e di facilitare la comprensione culturale.” La vera essenza è quindi quella di poter muoversi non da turista classico, spesso costretto ad accontentarsi dei luoghi più “commerciali”, ma poter andare più a fondo nella cultura, nel paesaggio, nelle tradizioni delle varie comunità locali. I luoghi in cui viaggiamo e le persone che incontriamo, sono ricchi contenitori di informazioni e di esperienze: l’idea è conoscere e imparare cose lontane dalle nostre culture, vivere situazioni che non si sarebbero mai vissute, conoscere persone che non si sarebbero mai incontrate, il tutto condito da una dose di imprevedibilità che rende tutto più eccitante.
Personalmente mi sono iscritto da poco e con molto entusiasmo ho notato una forte partecipazione e disponibilità al momento di chiedere informazioni e ospitalità. Di fatto sono appena tornato da un viaggio in cui sono stato ospitato una notte in Danimarca e una notte in Spagna da 2 couchsurfer, che mi hanno impressionato per l’ospitalità e l’apertura mentale. Sempre più spesso mi capita durante i viaggi di incontrare giovani europei (e per fortuna anche italiani…) che si spostano in questo modo, dimostrando che coloro i quali spesso si lamentano per le limitate possibilità e gli elevati costi per muoversi, probabilmente dovrebbero guardarsi intorno con un pò più di sagacia.

Paolo Ratto