Ho deciso di scrivere questo post per parlare di comunicazione. Ma di una comunicazione diversa, lontana dal web 2.0, dal web marketing, dai social network: la comunicazione della gente, essenza delle relazioni sociali e motore per le emozioni che ci investono nella vita di tutti i giorni.

Ho trascorso una settimana di vacanza in Sardegna: se alla mia partenza da Genova le aspettative erano di trascorrere la classica 7 giorni di sole rimbalzando tra mare e spiaggia, quello che mi ha atteso una volta sull’isola è stato un susseguirsi di situazioni, incontri e confronti inaspettati, fonte di riflessioni e arricchimento.

Sicuramente il nostro spirito avventuriero (un grazie al compagno di viaggio Tod, giocoliere bergamasco dal cuore ispanico!) ha facilitato ma ci sono state alcune “occasioni” che hanno permesso di stare in mezzo alla gente:

- il continuo spostamento in treno e pulmann (praticamente si può parlare di un interrail sardo!) grazie a cui abbiamo “toccato” i quattro angoli della Sardegna, trovandoci in situazioni favorevoli alla socializzazione e alla comunicazione (quando aspetti un treno o un autobus, c’è sempre qualcuno che lo aspetta con te!);

- uno spettacolare festival internazionale di jazz a Berchidda nei pressi di Olbia, in cui ci siamo imbattuti quasi per caso seguendo i consigli della gente (alla faccia del buzz marketing!!!), che anche grazie alle ore trascorse nel campeggio locale (spartano ma accoglientissimo!), ci ha permesso di conoscere una generazione intera di sardi votata alla cultura, all’arte, alla musica, al divertimento (con la D maiuscola come lo intendiamo noi!);

- una grande famiglia di camperisti sardi (ah prima o poi anche nel mio destino ci sarà un camper…!!!), originari del medio Campidano, con cui siamo stati un paio di giorni, accolti come figli (grazie a Lillo, a Samu, alla piccola Nelly e a tutta la famiglia!) e alla cui tavola oltre che a pietanze squisite (ah la cucina sarda!) si accendevano dibattiti mai banali, sullo sfondo meraviglioso della costa Iglesiente.

Ciò che davvero mi ha stupito sono state la voglia di questo popolo di comunicare il proprio pensiero, le proprie abitudini, i pregi ed i difetti della propria cultura, a testa alta, con una fierezza invidiabile; e la saggezza stupefacente nel delineare situazioni sociali, politiche, economiche con semplicità ed efficacia.
E così sono stato messo dinnanazi all’amarezza per il momento politico (leggi Cappellacci Vs Soru); mi hanno parlato del bandistismo Nuorese, parte del “lato oscuro”, sempre affascinante di queste terre; ho scoperto l’esistenza di figure letterarie del calibro di Sergio Atzeni (“Passavamo sulla terra leggeri”, un capolavoro), di musicisti come il jazzista Paolo Fresu, e di tutta una generazione di giovani sardi abili con qualsiasi strumento in mano (grandi il “tuttosuonare” Michele e il super percussionista Mirko!), pronti a trasformare rumori in musica e scatenare jam-session in ogni dove; sono stato testimone di un’ospitalità a 360 gradi, incredibile, da cui noi liguri (e non solo!) dovremmo davvero prendere spunto.

Un capitolo a parte lo meritano le señorite della regione, eredi della Deledda: bellissime, mai sull’altare, sempre pronte a dialogare, a ridere e a scherzare… Complimenti! (e un bacio alla bella Mary!).
Che dire quindi… sicuramente che sono di parte, influenzato da questa recente “avventura”… ma ciò che voglio trasmettere è quello a cui ho semplicemente assistito: una bella lezione della Sardegna e del popolo sardo… una bella lezione di comunicazione, ajò!