Primo tempo della partita Genoa-Odense di coppa UEFA (o Europa League come si chiama ora): i danesi sono ostici, tignosi, combattono su ogni pallone anche se con approssimazione. La davanti gioca un certo Demba Nyren, svedese ma originario del Gambia, pennellone di colore, che lotta come un leone; dopo un paio di palloni persi, ed alcune occasioni fallite (subbissato di fischi dalla gradinata rossoblù) lo svedese si rigira, rivolgendosi malamente ai supporters genoani una volta, poi 2, poi 3…Il pubblico reagisce, non ci sta, oltre a fischiare iniziano i primi “BU-BU” razzisti…per fortuna mischiati a fischi e superati in decibel da altri cori…

In gradinata si accende una strana disputa di qualche secondo ma molto significativa: alcuni tifosi chiedono di smettere, altri no..”se fosse bianco l’avremmo già mandato a quel paese”…il malumore serpeggia.


Un giocatore del Grifo se ne accorge e a muso duro intima al collega svedese di smetterla di indirizzarsi ai tifosi…finisce tutto qui…per fortuna.

Riflessioni: se il giocatore fosse stato bianco, sicuramente sarebbe stato “beccato” tutta la partita; il fatto che fosse di colore ha suscitato questa strana confusione in gradinata.


Non dimentichiamo che “la curva” è un luogo sociale particolarissimo, caratterizzato da una tipologia di comunicazione particolare, basata soprattutto sull’istinto, sul momento; le parole e gli slogan militareschi hanno poco significato se riportati in altro contesto.


Si può parlare di razzismo?
A mio avviso no… Che razzismo!; il razzismo è ben altra cosa, e la goffa (se non comica) scenetta presentatasi al Ferraris ne è la dimostrazione.


Come comportarsi?
I fischi si..quelli ci stavano proprio, questo signore ha travalicato le regole non scritte del sacro rapporto giocatore-tifosi. I “bu” no… troppo profonda la connotazione negativa, troppo strumentalizzabile…e siccome di strumentalizzazioni siamo vittime (consapevoli e non) ogni giorno in questo impero mediatico che è il mondo attuale, sarebbe forse il caso di farci tutti un pò più furbi (anche quando siamo travestiti da animali da stadio).

Paolo Ratto