Siamo in un momento molto particolare per la rete: la definitiva consacrazione dei Social Network e l’esplosione dei servizi collegati al Web 2.0 si contrappone alle difficoltà di proporre modelli commerciali che possano essere redditizi per le aziende.
In molti casi servizi Internet di grande successo so­no stati acquisiti per cifre elevate, ma non è stato facile trasformare gli utenti e il traffico in fatturati.
Fresco è l’esempio di Skype, acquistato da E-Bay, che sta generando più problemi che introiti; simile il caso YouTube che moltiplica video e visi­tatori, ma non decolla nell’advertising nonostante la fiducia espressa da Schmidt e soci.
Myspace nonostante la maggiore red­ditività rispetto agli altri social network non ha fatto esplodere Fox Interactive Media. Lo stesso Twitter, social network del momento, si sta buttando sulla search provando a definire un proprio business model e a monetizzare il grande successo.
Particolare anche il caso di Facebook che secondo Justin Smith (autore del libro “The Facebook Marketing Bible” e fondatore di Inside Facebook) “dice di ricevere i maggiori introiti dai programmi di advertising. Io penso che continuerà ad essere così per pochi anni ancora. Poi un’area interessante di revenue potrebbe essere quella dei sistemi di pagamento, che l’azienda sta già sperimentando“.
Il fatto di operare con successo in Inter­net o nelle industrie della comunicazione non è sufficiente per valorizzare delle star­tup di successo.
Ultimamente ci si confronta anche con la difficoltà di trasformare servizi gratuiti, in servizi a pagamento (a breve vedremo la fine che farà Last.fm…); l’economia del gratuito che già esisteva sul web prima di essere teorizzata fa si che l’utente medio consideri ormai scontato usufruire dei servizi in stile Google (ovvero senza sborsare un centesimo).