Nuove norme…vecchie dispute.Da quando è esplosa la web-mania, la normativa sul diritto d’autore è stata oggetto di forti dibattiti in ambito europeo e nazionale. Sicuramente il fenomeno del P2P e la possibilità di scaricare facilmente e senza controllo contenuti “protetti” ha incontrato (per ovvi motivi) la sempre maggiore avversione di major musicali e cinematografiche.
Hadopi si…Hadopi no…A livello europeo va segnalata la posizione della Francia in cui le spinte “protezionistiche” della Dottrina Sarkozy, caratterizzate dall’ Hadopi (un’autorità pubblica indipendente incaricata della sorveglianza del diritto d’autore in rete e del sanzionamento di chi infrange la norma) e dal metodo della “risposta graduale” (3 avvertimenti prima di ritrovarsi “tagliato fuori” dal web) hanno sollevato aspre polemiche da parte degli internettiani. La normativa prevede, per coloro che siano sospettati di scaricare materiale protetto, la disconnessione da internet fino ad un anno con l’impossibilità di stipulare contratti con altri provider.
Dopo essere stata bocciata dal Consiglio Costituzionale francese, per le sue tendenze anti-costituzionali, la legge è tornata al Senato, parzialmente rivista e sembra proprio che questa volta possa superare tutto l’iter burocratico.
Una Hadopi italiana?
E mentre l’Olanda, pare essere in procinto di adottare una una sua Hadopi, e un partito di “Pirati” svedesi guadagna un seggio a Strasburgo, facendo leva proprio sulla web-freedom, il governo italiano e le associazioni per la tutela del diritto d’autore del nostro paese hanno speso parole d’apprezzamento per l’idea e lo spirito della dottrina Sarkozy. In Italia analizzando alcune tendenze e la trasformazione di alcuni principi normativi di questi ultimi anni (mi riferisco al Decreto Urbani e alle sue revisioni, e ai recenti DDL, su tutti il DDL Carlucci), si potrebbero ipotizzare modifiche normative tali da permettere l’introduzione di regole stringenti per la tutela del diritto d’autore.
Internet è un diritto! Non si può tralasciare il fatto che l’accesso ad internet in tutti i paesi sia ormai considerato essenziale, quasi un diritto dell’uomo, in quanto strumento principe per accedere ad informazioni e cultura. Nel momento in cui la protezione accordata alle opere divenisse tale da impedire l’accesso alla cultura, il sapere diverrebbe oggetto fruibile solo da pochi privilegiati.
Sulla base di queste premesse, sembra quantomeno eccessivo pensare di poter sospendere l’accesso ad internet per un anno per il solo fatto di aver scaricato due o tre brani musicali. Certo si è consapevoli del fatto che alla violazione del diritto d’autore deve conseguire una giusta punizione. La rete consente l’accesso alla cultura, laddove esiste anche un diritto all’informazione, essenziale per la realizzazione dell’individuo.
Se poi ci si mette anche la privacy… C’è anche un problema di privacy nel momento in cui si deve cercare chi realmente fa pirateria in rete. Fare delle indagini mirate è costoso e non è semplice, ecco che potrebbe venire spontaneo imporre un controllo a tutti, indipendentemente dal fatto se quei tutti commettono o meno reati. Prima si controllerebbe, poi si vedrebbe se effettivamente c’è il reato; cosa che sarebbe contraria ai principi di ogni Stato di diritto.

Insomma la situazione appare davvero nebulosa: il desiderio dei legislatori di punire in maniera dura il download incontrollato appare sempre più forte e, mentre The Pirate Bay, baluardo “storico” del P2P, viene venduto dai creatori per “legalizzarsi”, la rete inquieta si interroga sul futuro.

Paolo Ratto