Il popolare sito “The Pirate Bay”, divenuto celebre per le battaglie legali in difesa del P2P e del file-sharing, è stato da poco acquistato da Global Gaming Factory che ha fin da subito dichiarato i suoi intenti di rendere “legale” il sito.
Immaginabile la pioggia di polemiche degli internauti che si considerano “traditi” dai fondatori contrapposte alla gioia delle associazioni delle major e dei difensori del copyright (importanti le parole di Enzo Mazza,presidente di FIMI, a Repubblica.it).
Come riportato in un articolo di Alfonso Mariuccia su Punto Informatico, chiunque vorrà utilizzare il portale dovrà pagare una sottoscrizione mensile, il cui costo non è per il momento noto. Inoltre è stato dichiarato dal nuovo management che il costo della sottoscrizione sarà inferiore per chi condividerà tanto e, quindi, metterà molta più banda a disposizione del sistema. “Più sono le risorse del tuo computer che usi per contribuire al network”, dice Wayne Rosso (convocato nel nuovo CEO), minore è la cifra da corrispondere.
Rosso chiama ancora una volta in causa il fantomatico accordo con gli ISP (ancora tutto da provare) per “subappaltare” il traffico BitTorrent movimentato dal tracker della Baia (perlomeno quella attuale), e dice che i provider di contenuti e i pezzi grossi dell’industria con cui si è finora incontrato sono tutti molto eccitati per la prospettiva di trasformare The Pirate Bay in The Pay Bay.
Eccoci dunque di fronte ad un altro caso-Napster, che da baluardo del peer to peer si ritrova oggi a essere offerta legale (disponibile solo negli Usa) di scarso successo. Casi che ciclicamente, oserei dire, si ripropongono sulla sottile linea rossa che divide il file sharing dalla pirateria informatica.
Questa volta lo scalpore suscitato dalla notizia è molto elevato anche perchè The Pirate Bay aveva raggiunto uno status di simbolo della libertà degli internauti di condividere contenuti, tanto da ergersi a icona per la creazione di “Partiti dei Pirati” in mezza Europa. E proprio in Svezia, la patria del portale, uno di questi partiti si è guadagnato un seggio a Strasburgo, ottenendo uno storico quanto inaspettato successo.

Paolo Ratto